Vita di fra Grò. Agnolo Montoxsoli . 95
acqua nella detta peschiera, simile al qual mostro ne fece un altroa que’ signori, che fu mandato in Ispagna al Granvela . Fece un granNettuno di stucco , che sopra un piedistallo fu posto nel giardino delprincipe. Fece di marmo due ritratti del medesimo principe , e duedi Carlo V -, che furono portati da Coves in Ispagna . Furono mol-to amici del Frate , mentre stette in Genova , messer Cipriano Palla-vicino 9 il quale per essere di molto giudizio nelle cose delle nostrearti 9 ha praticato sempre volentieri con gli artefici più eccellenti»e quelli in ogni cosa favoriti : il signor abate Negro » messer Gio-vanni da Montepulvano9 ed il signor priore di s. Matteo» ed in-semina tutti i primi gentiluomini, e signori di quella città , nellaquale acquistò il Frate fama > e ricchezza . Finite dunque le soprad-dette opere, si partì fra Giovann’Angelo di Genova » esen’andòaRoma per rivedere il Bonarroto, che già molti anni non aveva Torna a Rem», faveveduto» e vedere se per qualche mezzo aveste potuto rappiccareil filo 'Astato stex.uito' rcol duca di Fiorenza » e tornare a fornire 1 * Ercole» che aveva la-sciato imperfètto . Ma arrivato a Roma » dove si comprò un cavalie-rato di s. Piero» inteso per lettere avute da Fiorenza, che il Ban-dinelle » mostrando aver bisogno di marmo, e facendo a credere ,che il detto Frcole 1 era un marmo storpiato » P aveva spezzato conlicenza del maggiordomo Riccio , e servitosene a far cornici per lasepoltura del signor Giovanni » la quale egli allora lavorava, se neprese tanto sdegno» che per allora non volle altrimenti tornare arivedere Fiorenza - T parendogli, che troppo fosse sopportata la pro-sonzione » arroganza, ed insolenza di quel!' uomo - Mentre, che ilFrate si andava trattenendo in Roma, avendo i Messinesi deliberato difare sopra la piazza del lor duomo una fónte con un ornamento gran-dissimo di statue » avevano mandati uomini a Roma a cercare d’avereuno eccellente scultore» i quali uomini sebbene avevano fermo Ra-faello da Monteiupo ; perché s’infermò » quando appunto volevapartire con esso loro per Messina, fecero altra resoluzione, e con-dussero il Frate » che con ogni istanza, e qualche mezzo cercò do-vere quel lavoro . Avendo dunque posto in Roma al legnaiuolo »
Angelo suo nipote » che gli riuscì di più grosso ingegna » che nonaveva pensato » con Martino 2 sipartì il Frate» e giunsero in Messi-na del mese di Settembre 1547- dove accomodati di stanze , e mese f ila fontana di Mes.so mano a fare il condotto delsacque » che vengono di lontano , fin*.ed a fare venire marmi da Carrara, condusse con 1' agito dimoitiscarpellini, ed intagliatori con molta prestezza quella fonte, che è
così
1 V. tom. il. a c. 596. fine dì questa Vita dice : EJJ’endo
a Questo Martino era un alile- ( Martino ) venuto da Messina , mavo, e un nipote , come è detto qui dice, che su dal Frate condot-sopra , di fra Giovan Angiolo . Il tovi da Firenze , talché piuttostoP. Orlandi lo chiama Martino da sembrava , che Io doveste appellarMessina , sorse perché il Vasari nel Fiorentino .