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Tomo terzo.
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Vita di Francesco de’ Salviati. 117

la natura , e facendo il liberale , con molta domestichezza lasciava ,che il Tasso, e altri amici suoi, che gli avevano fatto qualche ser-vizio , stessono a vederlo lavorare, carezzandoli in tutti i modi,che sapeva. (Quando poi ebbe preso , secondo, che dicono , pra-tica della Corte , e che gli parve essere in favore , tornando al-la natura sua collorosa , e mordace , non aveva loro alcun rispetto •

Anzi , che era peggio , con parole mordacissime» come soleva-. Eraterril/ile ctnfcrt( il che servì per una scusa a’suoi avversarj ) tassava » e biasimaval’opere altrui : e se » e le sue poneva sopra le stelle. Questi mo- c e f uea, J e 'di » dispiacendo a i più , e medesimamente a certi artefici , gliacquistarono tanto odio , che il Tasso, e molti altri , che d’ amicigli erano divenuti contrarj , gli cominciarono a dar che fare , eche pensare . Perciocché , sebbene lodavano s eccellenza , che erain lui dell' arte, e la facilità , e prestezza, con le quali conduce-va 1’opere interamente » e benissimo» non mancava loro dall’altrolato » che biasimare. E perché se gli avessimo lasciato pigliar pie-de » ed accomodare le cose sue » non avrebbono poi potuto offènder-lo , e nuocergli » cominciarono a buon’ora a dargli che fare, emolestarlo. Perché ristrettisi insieme molti dell’arte » ed altri, efatta una setta , cominciarono a seminare fra i maggiori, che l’ope-ra del salotto non riusciva , e che lavorando per pratica , non istri-ci ia va cosa , che facesse . Nel che il laceravano veramente a torto ;perciocché sebbene non istentava a condurre le sue opere, comefacevano essi , non è però , che egli non istudiasse , e che le sue co-se non avessero invenzione , e grazia infinita , né che non fosseroottimamente messe in opera . Ma non potendo i detti avversar)superare con 1’ opere la virtù di lui, volevano con sì fatte paro-le » e biasimi sotterrarla . Ma ha finalmente troppa forza la virtù »ed il vero . Da principio si fece Francesco beffe di cotali rumori, maveggendoli poi crescere oltre il convenevole» se ne dolse più voltecol Duca ; ma non veggendo , che quel Signore gli facesse in_,apparenza quelli favori, eh’egli arebbe voluto » e parendo» chenon curasse quelle sue doglienze , cominciò Francesco a cascare di Malignità degli mc~maniera, che presogli i suoi contrarj animo addosso, missono fuori sud.una voce , che le sue storie della sala s‘ avevano a gettare per ter-rà » e che non piacevano , né avevano in se parte niuna di bontà ;le quali tutte cose , che gli puntavano contra , con invidia, emaldicenza incredibile de’ suoi avverfarj, avevano ridotto f ran-cesco a tale » che se non fosso stata la bontà di M. Lelio Torelli,di M. Pafquino Bertini, ed’ altri amici suoi » egli si sarebbe leva-to dinanzi a costoro ; il che era appunto quello » che eglino desi-deravano - Ma questi sopraddetti amici suoi confortandolo tuttavia afinire l’opera della sàia, e altre, che aveva fra mano, il ratten-noiio, siccome feciono anco molti altri amici suoi fuori di Firen-ze j a