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Tomo terzo.
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Vita di Francesco db’ Salviati. 127

no) e perdita ali’arte , perché sebbene aveva 54. anni, ed era malsano , ad ogni modo continuamente studiava , e lavorava , e in que-sto ultimo s’era dato a lavorare di musaico ; e si vede, che era ca-priccioso, e avrebbe voluto far molte colè , e s’egli avesse trovatoun principe , che avesse conosciuto il suo umore , e datogli da farlavori secondo il suo capriccio , avrebbe fatto cose maravigliose ;perché era , come abbiam detto , ricco , abbondante , e copiosissimone 11' invenzione di tutte le cose , e universale in tutte le parti del-la pittura. Dava alle sue teste, dì tutte le maniere, belliffima gra-zia , e possedeva gli ignudi bene quanto altro pittore de’ tempi suoi.

Ebbe nel fare de’ panni una molto graziata , e gentile maniera , ac-conciandogli in modo , che si vedeva sèmpre nelle parti , dove sta Ebbe maniera afflibene , l’ignudo , e abbigliando sempre con nuovi modi di vestiri le nobile, e ben intesa.sue figure: su capriccioso, e vario nell’acconciature de’capi, ne’calzari, e in ogni altra sorta d’ ornamenti. Maneggiava i colori aolio , a tempera , e a fresco in modo, che si può assonnare , lui es-sere stato uno de’ più valenti , spediti , fieri, e solleciti artefici dellanostra età , e noi, che 1’ abbiamo praticato tanti anni, ne possiamofare tetramente testimonianza. E ancora , che fra noi sia stata sem-pre , per lo desiderio , che hanno i buoni artefici di passare 1’un1’ altro , qualche onesta emulazione , non però mai, quanto ali’ in-teresse dell’amicizia appartiene, è mancato fra noi l’afièzione, el’amore ; sebbene , dico , ciascuno di noi a concorrenza 1’ un dell’ al-tro ha lavorato ne’ più famosi luoghi d’Italia , come si può vedere inun infinito numero di lettere, che apprestò dì me sono , come ho det-to, di mano di Francesco . Era il Salviati amorevole di natura , ma so-spettoso , facile a credere ogni cosa , acuto , sottile, e penetrativo - Equando si metteva a ragionare d’alcuni delle nostre arti , o per suet costumi, e di.burla, o dadovero, offendeva alquanto, e talvolta toccava \n{ino^ etu natur ‘ 1 ^ 'in sul vivo . Piacevagli il praticare con persone letterate, e congrand’ uomini, ed ebbe sempre in odio gli artefici plebei, ancorchéfustino in alcuna cosa virtuosi . Fuggiva certi, che sempre diconomale , e quando si veniva a ragionamento di loro, gli lacerava senzarispetto ; ma sopra tutto gli dispiacevano le giunterie, che sannoalcuna volta gli artefici, delle quali, essendo stato in Francia , euditone alcune, sapeva troppo bene ragionare. Usava alcuna volta( per meno essere estèso dalla malinconia ) trovarsi con gli amici,e far forza di star allegro . Ma finalmente quella sua sì fatta naturairresoluta , sospettosa , e solitaria non fece danno se non a lui. Fusuo grandissimo amico Manno Fiorentino , orefice in Roma, uomoraro nel suo esercizio , e ottimo per costumi, e bontà . E perché egliè carico di famiglia , se Francesco avesse potuto disporre del suo ,e non avesse spese tutte le sue fatiche in ustìcj, per lasciargli al Pa-pa , ne avrebbe fatto gran parte a questo uomo da bene , e artefice

eccel-