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Tomo terzo.
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i4<5 Quarta Parte.

sì andò molti mesi trattenendo per Roma» o per meglio dire stentan-do , con macinare colori ora in questa » e ora in quella altra botte-ga per piccol prezzo» e talora» come poteva il meglio » alcuna co-sa disegnando . £ sebbene in ultimo s’acconciò per garzone con un(jìo- Piero Calavrese r » non vi fece molto frutto ; perciocché colui in-sieme con una sua moglie» fastidiosa donna , non pure lo facevano ma-cinare colori giorno e notte » ma lo facevano » non eh' altro » pa-tire del pane ; del quale » acciocché non potesse anco avere a bastan-za » né a sua posta » lo tenevano in un paniere appiccato $ al palcocon certi campanelli » che ogni poco , che il paniere fosse tocco » so-navano » e facevano la spia. Ma questo arebbe dato poca noja a Tad-deo » se aveste avuto comodo di potere disegnare alcune carte» chequel suo maestraccio aveva di mano di Raffaello da Urbino. Per que-ste » e molte altre stranezze » partitosi Taddeo da Gio- Piero » si ri-solvette a stare da per se » e andarsi riparando per le botteghe di Ro-ma » dove già era conosciuto » una parte della settimana spendendoin lavorare opere per vivere > e un’ altra in disegnando » e partico-larmente l’opere di mano di Raffaello » che erano in casa d’AgostinoGhigi » e in altri luoghi di Roma . E perché molte volte » soprag-f Mimmi sofferti grugnendo la sera » non aveva dove in altra parte ritirarli » si riparòper atnor dell’ urte. molte notti sotto le logge del detto Ghigi » e in altri luoghi simili.

I quali disagi gli guastarono in parte la completisene » e se non l’aves-se la giovinezza ajutato » l'avrebbono ucciso del tutto . Con tutto ciòammalandosi » e non essendo da Francesco Santagnolo suo parente piùajutato di quello » che fosse stato altra volta » se ne tornò a Santagno-lo a casa il padre per non finire la vita in tanta miseria » quanta quel-la era in che si trovava. Ma per non perdere oggimai più tempo incose, che non importano più che tanto» e bastando avere mostra-to » con quanta difficoltà » e disagi acquistasse » dico » che Taddeo fi-nalmente guarito » e tornato a Roma » si rimise a i suoi soliti stud j( ma con aversi più cura » che per 1’ addietro fatto non aveva ) e sot-to un Jacopone 2 imparò tanto » che venne in qualche credito » on-de il detto Francesco suo parente » che così empiamente si era por-tato verso lui » veggendolo fatto valentuomo» per servirsi di lui , sirappattumò seco, e cominciarono a lavorare insieme » essendosi Tad-deo » che era di buona natura » tutte le ingiurie dimenticato . E co-si fa-ll Nè Francesco detto il Santan- opere di queldivino pittore,che nonAiolo , nò questo Gio. Pietro Cala- potevano avere gli originali. Quin-brele si trovano posti nell’Abeceda- di è , che col continovo copiarerio, ma dove parla di Taddeo si no- cose tanto eccellenti divenne buonmina il Santangiolo. maestro . Dipinse anche di sua_»

i Detto anche Jacopone da Faen- invenzione , ma nella sua patria, eza scolare di Raffaello , e che poco le sue pitture sono annoverate , ealtro taceva che copiare le sue ope- descritte dal Baldin. Dee. z. del se-re per sodisfare gli estimatori dell’ colo 4. a c. 241.