Vita di Michelagnolo Bonarroti. 191
patajche gli dette nome grandissimo imperocché essendo venuta al-lora in Firenze una storia del detto Martino» quando i diavoli bat-tono
1 La carta, che il Bonarroti con-traffece è di Martino Tedesco , co-me dice il Vasari, e non d’Olan-da, come scrisse il Condivi . Fupittore molto stimato ne’ suoi tem-pi . Ma il signor Mariette nelle no-te da lui fatte alla Vita scritta dalCondivi aggiunge, che si chiamavaMartino Schoen, che usava la mar-ca M-PS. Dall’altro canto io tro-vo , che il Vasari nel principio del-la Vita di Marcantonio fa menzio-ne d’ un Martino , che in Anveriaera tenuto eccellente pittore , cheintagliò molte carte con questa ci-fra M. C. la quale cifra usò Marti-no de Clef, e la quale viene spie-gata dal P. Orlandi : Martìnus Cle-‘vensts Muguftanus ; come si può ve-dere nelle mie note nel tom. il. ac. 409. e 410. Il Vasari attribuiscea questo Martino d’ Anversa la quinominata carta di s. Antonio, laquale ho riscontrato, con moltealtre dello stesso autore , nella Rac-colta di stampe della libreria Cor-sini , nelle quali stampe ho vedutoquesta cifra M P S, e non quella, chedice il Vasari ; ma può essere, chesia errore di stampa tra gì’ innume-rabili, che sono anche nella edizio-ne de' Giunti. Può anche essere,che in alcune stampe sia la marcaM. C. ma che si debba interpetrareMartìnus Calenbachius , dicendo
Giovacchino Sandrart nella sua_»
i/fcademia pìBurce stampata in No-rimberga nel 1683. in f. nel libr. 3.part. 2- cap. 2. nun. xi. MartìnusScboenius , qui Calenbacbii in lucemeditus , Colmarli deinde larem fixit.A questo Martino attribuisce il me-desimo Sandrart la carta di s. Anto-nio , che dice , essere stata ricopia-ta dal Bonarroti. Racconta ancora,come 1 ’ anno 1486. Alberto Duro
andò a trovarlo per mettersi sottodi lui ad imparare 1’ arte , ma chein quell’anno Martino mori, il qua-le era stato molto amico di PietroPerugino. Con tutta la stima , eh’ebbe Martino , e le notizie , e l’o-pere, eh’ abbiamo di lui, nell' Abe-cedario pittorico non se ne fa me-moria ne tra' pittori, nè tra' gl’ in-tagliatori. Anzi visi spiega la suamarca MaS. nella tavola A. n. 39.così : Martino de Secu di Rpmersto-laen. segnava ancora le sue stampecon quella marca M+S . Quando ilBaldinucci nella prefazione al co-minciamento , e progresso dell' ar-te dell’ intagliare scrive: TSJel 1490.partorì la Germania il Tedesco , cre-do, che intenda di questo Martino .Il medesimo Baldinucci non parlad’alcuno intagliatore più antico
d' Alberto Duro fuori d’ Italia_»,
benché ce ne furono .Solamente neltitolo della Vita d’ Alberto , dice ,che Alberto fu scolare di Buonmar-tino. Chi sa, che questi non siaMartino Schoen, perché lo stesso A-becedario, nella spiegazione delle ci-fre espresse con lettere, (piega l’ul-tima cifra addotta di tòpra così :„ Martino de Secu, o Schonio, da al-,, cuni detto il Bonmartino , e mae-„ stro d’Alberto Duro ,,. Insommami pare di vedere in questa cosadell’imbroglio, come parve anche alVarchi, il quale, benché lasciasse lacosa in dubbio , tuttavia si discostòin ogni modo dal vero , dicendo ac. 13. strasse di penna da una car-ta stampata in rame dì mano chidice d’ ^Alberto Duro , e chi di Mar-tino d’ Olanda , la storia di s. Anto-nio . Sembra , che Michelagnolocopiasse in penna sulla carta questastampa dal racconto , che ne fannogli autori, ma fu colorita, altri-menti