Pietà fitta in s.Pittr» »
Vi fece il suo nome .
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famosa città» e gli se fare una Pietà di marmo tutta tonda» La qualefinita » fu messa in s. Pietro nella cappella della Vergine Maria dellafebbre nel tempio di Marte ; alla quale opera non pensi mai scul-tore » nè artefice raro potere aggiugnere di disegno» nè di grazia»nè con fatica poter mai di finezza » pulitezza » e di straforare ilmarmo con tanto d' arte» quanto Michelagnolo vi fece, perché si scor-ge in quella tutto il valore, ed il potere dell’arte . Fra le cosebelle , che vi fono, oltra i panni divini, li scorge il morto Cristo,e non si pensi alcuno di bellezza di membra, e d’artifìcio di corpovedere uno ignudo tanto ben ricerco di muscoli, vene , nerbi, so-pra 1’ ossatura di quel corpo , nè ancora un morto più simile a.l mortodi quello . Quivi è dolcissima aria di testa, ed una concordanzanelle appiccature, e congiunture delle braccia, ed in quelle delcorpo , e delle gambe , i polsi » e le vene lavorate » che ira vero simaraviglia lo stupore , che mano d’ artefice abbia potuto sì divina-mente » e propriamente fare, in pochissimo tempo , cosa sì mirabile :che certo è un miracolo , che un sasso da principio senza for ma nescfuna , si sia mai ridotto a quella perfezione » che la Natura a faticasuol formar nella carne . Potè 1 ’ amor di Michelagnolo , e la faticainsieme in questa opera tanto , che quivi quello, che in alrra_*opera più non fece , lasciò il suo nome scritto attraverso in urna cin-tola , che il petto della nostra Donna foccigne : nascendo, che ungiorno Michelagnolo , entrando dentro » dov’eli’è posta » vi trovògran numero di forestieri Lombardi, che la lodavano molto , un de’quali domandò a un di quelli, chi l'aveva fatta, rispose: Il Gobbo 1 no-stro da Milano. Michelagnolo stette cheto, e quasi gli parve stra-no , ciré le sue fatiche fustino attribuite a un altro . Una notte vi siferrò drento » e con un lumicino, avendo portatogli scarpelli , vi in-tagliò il suo nome. Ed è veramente tale , che come ha vera .figura ,e viva » disse un bellissimo spirito :
Bellet-
to dal marmo nella figura del Cri-sto . Sotto vi si legge : MntoniusSalamanca , quod potuit , imitatustxculpfit 1547. Potrebbe essere, chefosse tolto da una tavola a fresco,chesecondo il sig. Proposto Cori nellenote alla Vita del Condivi, è ope-ra di Michelangelo ancor giovane,dipinta nella prioria di Marciallapresso a Ta ver nelle tra Firenze eSiena , e rappresenta una Pietà po-sta in mezzo a due martiri . Cen' è una altra stampa fatta fare inSoma nel 1566. per Antonio Pa-sseri . Vi è la marca ^ cioè */Ln-
tonius Lafreus Sequanus -Credo sba-glio del P. Orlandi l’interpetrarlayAdamo Mantovano .
1 Dietro alla Vita di Girolamoda Carpi a c. 31. il Va ari chiamaquesto gobbo Cristoforo ; il suo co-gnome fu Solari , ma assolutamen-te era appellato il Gobbo . Lavoròquesto Cristofano, che per altro fuscultore di molto merito, nel duo-mo di Milano un Adamo , ed E-va, e altre opere fece nella Cer-tosa di Pavia. Vedi sopra, a car-te zi.