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Tomo terzo.
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Vita di Michelagnolo Bonarroti. zrztavola , di che Michelagnolo gli aveva dato un cartone . Nel fine sen è ito in su no quella buona aspettazione , che fi credeva di lui ;che mi ricordo , che a Michelagnolo gli veniva compassione dellostento suo» che lajutavadi suo mano ; ma giovò poco» e s egliavelie avuto un subietto » che me lo dille parecchi volte» arebbespesso così vecchio fatto notomia 1 » ed arebbe scrittovi sopra perT.IIl R r gio

i E fama, che Michelangiolostudiasse notomia dodici anni' ; ein vero nelP opera del Giudiziomostrò la sua perizia in questa sor-ta di studio . Di ciò parla il Con-divi §. lxi. dicendo:',, Non è a-f, nimale, di che egli notomia non abbia voluto fare, e delluomo,, tante, che quelli, che in ciò tut- ta la loro vita hanno spesa, e ne fan professione, appena al-», trettanto ne sanno . E in con-ferma di quel che dice qui il Va-sari intorno al Condivi, basta leg,.gere quello , che il Condivi scrivedi se medestmo al §.l.x. che è quan-to segue E perché oggimai ( Mi- chelagnolo ) è detà grave, e matura, pensa di poter in,, scritto mostrare al Mondo que-,, sta sua fantasia ; egli con gran-

de amore minutissimamente_»

mha ogni cosa aperta ; il che anco cominciò a conferire con Messer Realdo Colombo noto-mista , e medico cerusico ec-,, cellentissimo, ed amicissimo di Michelangiolo, e mio ; il qua-,, le per tale effetto gli mandò un,, corpo morto dun Moro giova- vane bellissimo e quanto dir si,, possa dispostissimo ; e fu posto in s. Agata, dove io abitava,j, ed ancora abito , come in luo-,, go remoto ; sopra il qual corpo Michelagnolo molte cole rare, e recondite mi mostrò , sorse non mai più intese, le quali io tutte notai ; e un giorno spero,» collajuto di qualche uomo dot-» to, dar suore a comodità , e

utile di tutti quelli, che alla,, pittura, o scultura voglion da-,, re opera. La fantasia che a-vpva in mente il Bonarroti ,e che qui accenna il Condivi, èda questo espressa poco sopra conqueste parole : Per tornare alla notomia, lasciò il tagliar de corpi, conciossiachè il lungo maneggiarli di maniera gli ave- va stemperato lo stomaco, che,, non po^eya mangiar , be-,, re, ché prò gli facesse . É ben,, vero, che di tal facoltà così dotto, e ricco si partì, che più,, volte ha avuto in animo in ser- vigio di quelli, che voglion da- re opera alla scultura , e pittu-,, ra, far un opera, che tratti di tutte le maniere de moti uma- ni, e apparenze, e dell ossa, con una ingegnosa teorica per lun- go uso da lui ritrovata ; e la> vrebbe fatta , se non fi fosse diffidato delle forze sue, e di non bastare a trattar con digni-, ed ornato una tal cosa , co- me sarebbe uno nelle scienze, e nel dire esercitato,,. Per que-sto non approvava, quanto avevascritto sopra di ciò Alberto Duro ,parendogli molto mancante. IJ.Gori nelle note a c. 117. ci. ij.titolo, che voleva porre a que-,sta sua Opera Michelagnolo , ed è :Trattato di tutte le maniere de*moti umani , e apparenze , e dell *offa , con un ingegnosa teorica perlungo uso ritrovata ; ai professoridi scultura , e pittura utilijjima .Ma dubito, che questo titolo sia

inveri-