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Tomo terzo.
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418 akta Parte.

di estere tenuta nel primo grado in quella città , fra gli arteficidel disegno : e che la sua virtù sia stata amata, e osservata universal-mente da i nobili, e da i plebei. Perciocché , oltre ali' altre cose ,egli ha, come s’è detto , fatto col suo sapere , e giudizio , che si è

quasi

JÀCÒBO . SANSOVINO F. QVI . ROMÎ . JULIO . II-LEONI . X- CLEMENTI . VII. PONT. MAX. MA-. XIME . GRATVS . VENETIIS . ARCHITECTVR& - SCVL-PTVRLc^: INTERMORTVVM . DECVS . PRIMVS . EXCI-TAVIT . QVIQVE . A. SENATV . OB. EXIMIAM . VIRTV-TEM . LIBERALITER . HONESTATVS . SVMMO . CIVITA-' TIS . MOERORE . DECESSIT . FRANCISCVS . F. HOC. M. P.

D. VIXIT . AN. XDIII.

CEMBRIS .

Come sia andata la cosa , non loso: ma il fatto sta, che questainscrizione non vi è ; oltre che nelnumero degli anni della vita diJacopo è un manifesto errore; poi-ché se si leggerà, come è scrit-to , sarebbe campato 493. anni.Voglio, che sia errore dello stam-patore , che invece d'un C.abbiaposto un D. Tuttavia non è vero ,che Jacopo campaste 93. anni, co-me ha scritto il Borghini nel suoRiposo a c. 4J4. Il sig. Temanzaprova evidentemente, che ne cam-pò 91. portando l’autorità del Ne-crologio pubblico del magistratodella Sanità , e altre ragioni con-vincenti .

Lasciò il figliuolo Francesco no-minato qui addietro, il quale nonvolle indirizzare per la sua profes-sione , ma lo fece attendere alle let-tere lotto la direzione di StefanoPlanzone, Giovita Rapido, e An-tonio Francido da Montevarchi,uomini eccellenti. Ma bramando,che attendeste alle leggi, lo man-dò allo studio di Padova, dove sidissipò-, e non secondò i desiderjdel padre ; onde ne fu ripreso conuna lettera de’ 16. di Settembre1540, da Pietro Aretino, la qual

OBIIT . V. KAL. DE-MDLXX.

lettera si trova nel 2. tomo a car-te 157. Passò poi allo studio di Bo-logna , dove su addottorato in am-be le Leggi . Si rimesse poi fu labuona via , ma non lo portando ilgenio a questi studj, si diede tuttoalle belle lettere . Essendo statoassunto al pontificato Giulio III.che aveva tenuto a battesimoFrancesco nel 1521. questi si por-tò a Roma carico di speranze .Quivi su tatto cameriere del Pa-pa , come egli dice in una letterascritta di Roma ali’ Aretino de’ 27.di Giugno del 1550. Ma vedendo ,che quella Corte non era per lui,tornò a Venezia , dove prese mo-glie . Egli dunque fu 1 ’ erede delpingue patrimonio , che il padresi era acquistato col suo valore , ecolle sue fatiche . In quest’ ereditàtrovò una statua della nostra Don-na con Gesù bambino in collo , equattro pattini intorno . Questobel marmo , nominato dal Vasari,e dal Borghini , non su mai postonella chielà di s. Marco , come es-si affermano. Era bensì per essadestinato ; ma Francesco tenen-dolo in un prezzo troppo alto, dis-gustò i procuratori di quella_>

chiesa , e perciò non lo vollero .

Trat-