F :t buon poetascultore .
Vita di Jacopo Sansavino. 437
pe , che con la bocca piglia la coda . Nello spazio del mezzo soprail cornicione, che sa fare, emette in mezzo queste due parti ,lono tre scaglioni, dove seggono due putti grandi, e ignudi , i qua-li tengono un grande scudo con s elmo sopra , dentrovi l’insegnaFregosa , e sotto i detti scalini è di paragone un epitaffio di lette-re grandi dorate ; la quale tutta opera è veramente degna d' estereiodata, avendola il Danese condotta con molta diligenza, e datobella proporzione , e grazia a quel componimento, e fatto congran studio ciascuna figura . E 1 il Danese non pure , come s’è det-to , eccellente scultore , ma anco buono , e molto lodato poeta,come s opere sue ne dimostrano apertamente ; onde ha sempre pra-ticato , e avuto stretta amicizia co i maggiori uomini, e più vir-tuosi dell’ età nostra . E di ciò anco sia argomento questa detta ope-ra , da lui stata fatta molto poeticamente . E’ di mano del Danesenel cortile della zecca di Venezia, sopra l’ornamento del pozzo ,la statua del Sole ignuda ; in cambio della quale vi volevano que’
Signori una Giustizia ; ma il Danese considerò , che in quel luogoil Sole era p ; ù a proposito . Questa ha una verga d’oro nella mano ^ S ^ e belmanca , e uno scettro nella destra, a sommo al quale fece un occhio , '
e i razzi solari attorno alla testa : e sopra, la palla del Mondo cir-condata dalia serpe , che si tiene in bocca la coda , con alcuni mon-ticelli d’ oro per detta palla, generati da lui. Arebbevi volutofare il Danese due altre statue , e quella della Luna per 1’ argen-to , e quella del Sole per l’oro, e un’altra per lo rame ; ma ba-stò a que’ Signori , che vi fosse quella dell’oro, come del più per-fetto di tutti gli altri metalli. Ha cominciato il medesimo Dane-se un’ altra opera in memoria del Principe Loredano , doge di Ve-nezia ; nella quale si spera, che di gran stinga abbia a passare d’in-venzione , e capriccio tutte 1’altre site cose; la quale opera de-ve essere posta nella chiesa di s. Giovanni e Polo di Venezia.
Ma perché costui vive,e va tuttavia lavorando a benefizio del Mon-do , e dell’ arte , non dirò altro di lui, né d’ altri discepoli delSansovìno . Non lascerò già di dire brevemente d’ alcuni altri ec-cellenti artefici scultori, e pittori di quelle parti di Venezia ,
Con l’occasione de i sopraddetti, per porre fine a ragionare di loroin questa vita del Sansovino .
Ha dunque avuto Vicenza in diversi tempi ancor’està scul-tori, pittori, e architetti ; d’una parte de’quali si fece memo - Uà in diversi tempi.ria nella vita di Vittore Scarpaccia , e malli inamente di quei, chefiorirono al tempo del Mantegna , e che da lui impararono a di-segnare : come furono Bartolommeo Mantegna , Francesco Veru-zio , e Giovanni Speranza pittori; stimano de’quali sono moltepitture sparse per Vicenza . Ora nella medesima città sono moltesculture di mano d’ un Giovanni intagliatore, e architetto, che
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