Vita di Giorgio Vasari. 529
di legname , di tìuore , e di canne , sopra le quali si lavorò di iìuc- v i teaeann/ico 5 e dipinse a fresco , come se fossero di muraglia , e per tale ap-pariscono , e son credute da chiunque le vede, e son rette da mol-ti ornamenti di colonne di mischio 1 , antiche , e rare : e 1’ altranel terreno della sua casa in ponte, piena di storie a fresco . E do-po per lo palco d’ un’ anticamera quattro quadri grandi a olio ,delle quattro stagioni dell’anno; e questi finiti fui forzato ritrar-re per Andrea della Fonte mio amicissimo una sua donna di natu-rale , e con esso gli diedi un quadro grande d’ un Cristo, che por-ta la croce, con figure naturali, il quale aveva fatto per un pa-rente del Papa , al quale non mi tornò poi bene di donarlo . Al ve-scovo di Valona feci un Criito morto , tenuto da Niccodemo » e da Var,e °P ert f aîte indue Angeli ; e a Pierantonio Bandissi una natività di Cristo col R " ma 'lume della notte , e con varia invenzione . Mentre io faceva quest’opere , e stava pure a vedere quello, che il Papa disegnasse di fare,vidi finalmente , che poco si poteva da lui sperare , e che in vanofi faticava in servirlo ; perché , non ostante che io avessi già fat-to i cartoni per dipignere a fresco la loggia , che è sopra la fontedi detta vigna , mi risolvei a volere per ogni modo venire a servi-re il duca di Fiorenza, massimamente essendo a ciò fare solleci-tato da messer Averardo Serristori, e dal vescovo de’ Ricasoli,ambasciadori in Roma di sua Eccellenza, e con lettere da M. Sfor-za Almeni suo coppiere, e primo cameriere. Essendo dunque tras-feritomi in Arezzo, per di lì venirmene a Fiorenza j fui forzato TomaaTìorem», efare a monsignor Minerbetti vescovo di quella città, come comincit *‘ t ^ a f CTtite -
signore , e amicissimo , in un quadro grande quanto il vivo, la Pa-cienza, in quel modo che poi se n’è servito per impresa , e ri-verso della sua medaglia il sig. Ercole duca di Ferrara ; la qualeopera finita , venni a baciar la mano al sig. duca Cosimo , dal qualesui, per sua benignità , veduto ben volentieri, e intanto che s’an-dò pensando a che primamente io dovessi por mano , feci fare aCriltosano Gherardi dal Borgo , con miei disegni, la facciata dimesser Sforza Almeni di chiaroscuro , in quel modo, e con quel-le invenzioni, che si son dette in altro luogo 1 distesamente . Eperché in quel tempo mi trovava estere de’signori priori della cittàdi Arezzo, offizio , che governa la città,sui con lettere del sig. Ducachiamato al suo servizio, e assoluto da quello obbligo ; e venuto E servire attualmen-a Fiorenza , che sua Eccellenza aveva cominciato quell’ anno a cmurare quell’appartamento del suo palazzo , che è verso la piaz-za del Grano, con ordine del Tasto intagliatore, e allora archi-T.III. Xxx tetto
1 11 Bigioni non ha inteso que- tutte di figure senza architettura,sto luogo, dicendo, che dipinse e le colonne , di cui qui parla iluna bellissima vista di colonnati Valari, sono di marmo .
( a c. 15.) quando le pitture son 2 V. ac.631. eseq.deltom.il.