i DE IT METEOR DEL RAO.e generar de gli elementi, con l alterar de le qualit ſenſibili con Laccreſceree ſcemar di quello humore e calor naturale, in cui riſiedè la vita noſtra, aper-tente ci dimoſira eſſer mortal nemica de l ocio, e che tutte le caſe da lei create quanto pit c anitinano d la lor primie ra caiiſa tanto pin ſono attuoſe. E queperfetii ſperii celetti, ſuor ſempre docio, mouendo elor orbi, cercana di con-ſeruaiſi la perfettione loro; e non ſol eſſi, ma quella ſuprema intellig endaproduttrice e conſeruatrice del tutto, ancor che di neſſima perfeitione ſi a bi-ſognoſa, nondimeno ſuggendo l otio, muoue ancor ella il gran cerc hio,& intendendo ſalua, e produce l auanxo, che da lei pende. Se dunquè tutte le co ſe co-minciando da pin vili elementi e piu baſſt corpꝭ, fin à quelle ere celeſti eperpetue cercano non otigſamente, ma con quella operatione, che pi ꝑliè pro-pria, di guadagnarſi la ſua perfettione, debbo i0 farmi à me ſteſſo nemico, la-ſciando dietro A le ſpallè la propria perfertione, e tra locio auolto indarno viuermi? Certamente t minor inale fare,& errare, che non far nulla mai; el bia-ſimare alirui, per hauer fatto de gli errori non è altro, che vna paz zla,& vnfarſi vna legge troppo ſtreita, eſſendo che ſolamente chi non fa, non erras anija maggior errorè, che non ſa chi erra. Nimouete dunque,& allontanate davoi henigniſſimi Lettori tai detrattioni; e moſtrateni in quel ſindicato piuamici di clemenʒa, che di qiudtitia, poiche non per altro ſe non per voftro vti-le, e diletto hõ fatto queſt opra. La quale acciò ſia men confuſa, e piu chiarasv preſo ardire qualche volta intorno ad alcun concetto, d cui manchi nomeappropriaio ne la lingua noßtra, di vſar alcun vocabolo, che forſe appreſſodel Boccaccio, d del Petrarca non ſi trouerd.& queſto ho fatto volentieri, perciocbe molto meglio ſò giudicatoꝭ che ſia l eſſere inteſo con alcun vocabolonon in tutto noſtro, che ö circonſeriuendo, d con qualche SForxata riduttione di-pingendo, render cos confuſe d foſehe le mie parole, che ne da altri, n da meNeſſo mender ſi poſſa quel, ch io tr quelle mi voglia dire. E io mi ſerui-ufd ancora di alcuna voce d nome non cos riceuuta da I uvſo commune de lalingua naſira, ancor che quanto per me ſi puotè ne v ſerò pochi, perdonatemi vipriego, poche ſappiamo hene, che cpi vorra ridurre le ſcienʒe, e le arti in que-fla lingua, ſard for xato d ſeruinſi di molte voci Latine è Ireche, come id fe-cero i Romani, e particolarmente Cicerone quando conduſſe la mag gior partede la Filoſofia ne la lingua Latina. Hor tornando d f intention mia, che è di ſerinere de Meteori, dico, che hò voluto raccorre, e diuolgare à nolitia commu-sg in lingua vol gare taliana, quel che da dottiſſimi F loſofi intorno à cotalemateria& lato diſpuiato in dilerſi libri, ſcegliendo le caſe pin degne di eſſereinte ſc, con quella breuitd, e chiarex xa, che h ſaputo maggiore. Et bo ridottoin hreue ſomma di capi tutto il ſucco, che in questa opera ſi race hiude, diui-dendola in noue trattati, e ciaſcun trattato in più capuoli, accioche il leggere
von apporti noia. Il primo traltato è de gi Hlemenii. II ſecondo de le dfereceleſti.