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I meteori di Cesare Rao ... : i quali contengono quanto intorno a tal materia si puo desiderare. Ridotti a tanta agevolezza, che da qual si voglia, ogni poco ne gli studi essercitato, potranno facilmente e con prestezza esser intesi
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133r
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TrRATTATO OTT AVO. 133

appreſſod la terta. Qualehe uolta il lampo un pt q oſiuede inanʒi,che ſi ſenta il tuono, benche ſi facciano inſieme. Ciò auiene, quandoſi ſanno in luoco molto lontano da noi, perche le ſpecie del ſuono nonmoltiplicano ſubito come quelle della uicta; pere ioche il ſuono ſucceſ-ſiuamente ſi produce nell aria per lo moto. Riſerbomi però, cheil tuono alcuna uolta ſi poſſa fare ſenʒ il lampo, e parimente i lamPo ſenxa il tuono, perche quando Veſalatione eſce fnora de la nuuola,rompendo, e fracaſſando, e fuora anco perla ſua uelocitd q iuſiam-ma; allhara ſi ſa iltuono con lampo. Ma quando beſalatione ſta rin-chiuſadentro la nuuola, e non eſce altramente frora, ma dentio inodeſimo romps alcuna parte della nube, e dentro ancora g eſtingueʒ al-Ihora ſi fa il tuono ſenqa lampo. E per lo contrario, quando l'eſa-ation non ſid riſtretta dentro della nebb'ia; ma ripercoſſa dalla fred-de adi quella, fugge, e per la uelocit del fuggire S inamma, ac-cende, ſi fi il lampo ſend a tuono. Ma dir fofſe alcuso, poiche daqueſto ragionar ſi raccoglie, he prima ſi fd il ſomore con il ffacaſſodella nuuola, e poi per baccendimenio dell eſalatione, il quale ſi ſdFaora della nebbia, per la uelocitd del ſuo fuggire, ſi f illampo, chevuol dire, che il lampo ſi uede un pe inauxi del tuono? Ripon-

do, che ben nero, che prima ſi fa il tubuo, e dopò ſi fd il lampo. Ad

ſe A noi pare il eontrario, ue io procede, percbe il ſenſo de la uiſtamaggiore e pis preſto, che tutti gli altri ſenſi;laqual coſa eſperimen-tiamo ogni di; pereioche ſe noi ueggiamo tagliar un albero, d un le-gun di lontano, ueg gia m dar il colgo, e non ſentiamo il ſuono diquello, ſin tanto che alxa il braccio colui, che diede, per darneur altro. Ilche ad intendere Ariſtotele ne la uoga d una Galea;percioche uediamo entrar i remi ne Lacq ua, e non ſentimo il ſuonoinſin tanto, che ſi hanno al dati per rimetterſi di nuo no. E per queeo eſſendo il lampo oggetto de gli occhi,& il tuono oggetto del-Forecchie, non deue eſſer marauiglia, ſe prima ſi uede il lampo,che s'intenda il tuono. A far il ſuono, ilquale e uerg ogget-50 dell udire, ſi richicdono(come dice Ariſtotele nel ſecondo deanima) tre coſe. La prima e la cuoſa, che percuote; la ſe-conda è la coſa, che è percoſſa; e la terxs eil mex o, cioè larias per-cioche mai non arriuarebhe ſuono d le orecchie; ſe Laria laqualſt ritruona in mexo de la coſa percoſſa, e che percnote, un 11ceueſſe prima il ſ uon, e poi di paſſo in paſſo porgendolo, uon 40condaceſſe à lorccchia. II che non ſi Puô far ſenxs alcuno

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