E S r N N W
cati da me i pid ſtabili, e nſieme i meno diſpendioſiper fiparare alle vicine Cotroſioni di que ſto Biume.
A turro riverente obbediſco adeſſo col preſente, qual -
ſisia mio Diſcorſo, che dettato da puriſſimo zelo, conprofondo oſſequio mi fo ardito di conſecrarle, comeindrizzato a quelluniverſal bene; à cui ſta cosi intentala mente santiſſima di V. A. la quale per ſua incompa-rabil Clemenꝛa ſuol degnarſi gradire quanto con inge-nuo canddre ſa eſprimere la mia, per altro, oſcuriſ-ſima pena. e 170 0
E prima, che l letto del fiume d Arno ſi ſia alzato,e ſi vada alzando perpetuamente, è cosi vero, che ſevero foſſe I contrario, non ſi vedrebbero i minori Fiu-mi, e Torrenti, che vi mettono, ridurſi continua-mente pid alti delle Campagne per dove e paſſano peracquiſtar nel medeſim Arno la caduta che a lor biſogna,come ocularmente ſi riconoſce, per non s allontanartroppe miglia, in Affrico, e in Menſola ſopra Firenze,e qui ſotto in Mugaone, in Greve, in Biſenzio, in Om-brone, ec. ſiccome ſegue di que che entrano in que-ſti, quali ſono, fra gli altri, Terzolle, la Marina, Aiolo,
il Calice, la Stella„ ec. i quali tutti anno i letti loro,
cominciando poco più in su de loro sbocchi, per la-maggior parte ſuperiori uno, due, quattro e più
raccia à lor piani laterali, dentro de quali, nelb an-
tico, camminavano tutti incaflati. In conſeguenza ditale riempimento non ſeguirebbono cosi ſpeſſi traboc-chi o rotte negli Argini. Non converrebbe tutto gior-
no rialzargli. Non ſi replicherebbono di tempo in tem-
po gli ſcavamenti de lor Alvei. Non ſarebbe 81 g ario