Z2 .L Biblioteca, della. Eloquenza Italiana.
Il Beffa, ovvero della Favola dell’ Eneide , Dialogo di Ma-laresta Porta, con una difesa della morte diSolimano nel-la Gerusalemme liberata , recata a vizio dell’arte in queiPoema. In Rimino per Giovanni Simbani 1589. in 8.
Annotazioni sopra la Gerusalemme liberata di Torquato Tas-so, fatte dal Cavalier Bonifacio Martinelli ( da Cesena).In Bologna per Alessandro Ben acci 1587. in 4.
Annotazioni di Scipio Gentili sopra la Gerusalemme liberatadi Torquato Tastò. InLetda \ s86. in 8. sen^a Stampatore .
Questo Gentili tradusse inversi esame-tri due primi Caliti del Poema àcì Tas-so, gii col titolo di Solymeidos fatti stam-pare. la prima.volta dal giovan eAldo inVenezia presso Altobello Salleato nel 1585.in quarto, con sua lettera al Gentili (a ),e approvati dal Taso in altra al Alber-to Parma tra quelle della edizione di Pra-ga s pag. 38. J . Ci sono ancora i dueultimi Canti, da lui parimente, fatti la-tini (£) [ Annotazioni del. Gentili al Can-.to VII. St. 58. pag. 124. idiz. 1..] . Gio-vanni Cinclli. essendo medito in San. Ge-li O te DI
nefio , patria del Gentili nel Piceno , oMarca di Ancona , ingannato da un pa-rente di lui, scrisse nella Scanzia XI. del-la fila Biblioteca volante , che questo Sci-pio morìa Spoleti, mentre andava a Ro-ma , chiamatovi da Paolo Vi per Segreta-rio delle lettere latine . Ma il famosoMagliabechì avendo 1 ’ anno dopo comu-nicata al Cinclli una lettera di Giovan-ni Fabrizio , venutagli da Altorf, luogovicino a Norimberga in Franconia ne’confini del Palatinato superiore, con av-vilo , che il Gentili , in quell’Accademia
Lu- .
to Zeno..
A P O S TO
00 La PRIMA volta che uscirono i dueprimi Canti del Poema del Taso, tradot-ti in versi esametri da Scipione Gentili ,non su , secondo Monsignore , il cui sba-glio è comune alui con GiovanniCinelli,in Venezia presso'il Salicato nel 1581. inquartoy ma in Itone presso. Giovanni Al-buséo nel 1584. pure in quarto. Il giova-ne Aldo , avendo ricevuta una copia diquesta prima edizione da Alessandro Conta-rini , che era di ritorno da Parigi col Ca-valiere Giovanni Moro, stato Ambasciadoreper la Repubblica a quella Corte , diedea ristamparla al Salicato, e vi aggiunse nelprincipio una sua lettera latina allo stessoGentili, il quale era allora in età di vent’anni, e che sei anni prima, cioè nel suodècimoquarto con una elegante Egloga deCbrijìi natali erasi segnalato.
(b) E stampati in Venezia nello stessoanno i;g;.- in quarto, col titolo, ScipiiGentilu. Solymeidos libri duo pojìeriores. 11
Gentili era in Londra , quando prese a trai-la rare in versi esametri il Poema âclTaf-fo: il che si raccoglie da alcuni suoi versipremesti ai due primi Canti, dove affermadi esser bojpes Picenus, accennando la suapatria di SanGenefìo, per la quale gli dàlodi anche il giovane Aldo nella letterasopraddetta. Mandò alle stampe varie ope-re, assai prezzate dai professori della giu-risprudènza, che era la sua principale oc-cupazione ; ma a noi lasciò a desiderarequella , che in queste sue Annotazioni ciaccenna ( Canto XÌI. Jlanz . 8. pag. i 6 p.ediz- 1.), starsi allora da luì lavorando in-torno alle voci anticbijjlme conservate nel-la lingua ■ degl' Italiani , le quali tra Ro-mani erano già dimenticate e sepolte j re-candone un esempio nella voce CO MB IO,derivata dalI' antico volgu Latino co»rotto,, e generata dal Greco : il che con-ferma con l’autorità di Ctuifio vecchi®.Gramaiicoc