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Bilbiotf.ca della Eloquenza Italiana
fattura del Mtizio. Questo Discorso an-dò lungamente in giro a penna, primache il Bulgarinì , avversario di Dante ,
lo facesse stampare in Siena nelPanno*i<5o8. Ed essendo poi stato trasmesso da.Firenze nel 1573* da Tranquillo Venta -
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Note di Apostolo Zeno».
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anzi nulla concludano, e che andrebbe as-sai lunge dal vero , chi con la guida diqueste tavole il L indi autore del Discorsodel Casìravilla . Pesiamole ad una ad unasu la bilancia di una giusta critica.
I. GiammariaCajìeivetro, fratello di Lo-doveo, avendo risoluto dopo la morte di luipubblicarne la Correzione àeWErcolano delV.nchi, e volendola dedicare al Duca Al-fonjn li. di Ferrara ,, la spedì da Vienna ,ov’egli allora trovavasi, con altri scrittidi Lodovico a Giambatifla Pigna Segretariodel Duca ( Lett. al Duca Alfonso premessaalla Correzione , acciocché al. medesimoDuca porcile darne piena informazione .Benché pertanto la Correzione del Castel-vetro folla stampata in Basiléa , non eranecessario, che. in Basiléa si trovasse Fau-tore del Discorso, quando su ricerco di leg-gerla, e di dirne il suogiudicio , avantichèla medesima si stampasse. Poteva egli aver-la veduta in Italia , doveera il manoscrit-to in mano del Pigna, e forse di qualchealtro i il che vie più mi si rende proba-bile , poiché dalla lettura di essa gli fuporta occasione di leggere ancora il Dialo-go del Varchi , due anni prima stampatonon in Basiléa , ma in Italia . Se mi sipotesse mostrare, che il finto Cajìravilla,osta il vero Landi fosse in quell’anno 1572..in Basiléa, l’asserzione di Monsignore avreb-be qualche aspetto di verisimiglianza : maîl punto si è, che non solo non mi si ad-duce alcuna prova del suo essere allora inVienna , ovvero in Basiléa; ma nemmenomi si reca indizio, che il Landi vivesse an-cora in quel tempo, poiché dopo Pannoi5<5o. incirca sino al 1572. non so , cheegli abbia divulgato, come gii spesso erasolito, alcun libro né in Italia, né altro-ve,. né mi sono abbattuto in alcuna testi-monianza, ove di lui li favelli , come dipersona vivente.
II. Il Landi, egli è vero, fu solito ma-scherarsi in quasi tutte 1’ opere sue sottovarj nomi, ed in varie guise: ma è veroancora , che egli in tutte , o per entroesse parlò, in maniera da potervi esser ri-
conosciuto , carne di fatto e Monsigno-re , ed altri vel riconobbero : laddove-non lasciò , né diede il menomo indiziodi esser lui il Cajìravilla , autore di quelDiscorso .
III. Se il Landi avesse voluto aggiugne-re un nuovo Paradosso agli altri suoi XXX.gran tempo innanzi stampati , Paradossolo avrebbe intitolato , e non Discorso .E di fatto in questo Discorso assai diversa-mente si procede , che in quelli .. In essiegli si vale anzi di sofismi, che di ragio-ni ; ma nel Discorso si esaminano seria-mente le imperfezioni del Poema di Dura-re, e vi si adducono quegli argomenti, equelle dottrine, che assalitore parvero lemigliori, per dimostrare , che POpera diDante neppure è Poema , e dato ancorache Poema foste, non sarebbe Poema eroi-co, ma cattivo Poema, e in tutte le sueparti d’imperfezioni ripieno. Se tra i Pa-radossi del Landi sene leggono contro Ari-stotele, Cicerone e ’1 Boccaccio , e uno venemanca coatto Dante, altro ancora ve nemanca contro il Petrarca , e contro altricelebri autori. Qual necessità, che ilL an-di supplisse con nuovi ParadoJJì al difettodi quelli, che trent’anni prima avea pub-blicati ? Il Discorso del Cajìravilla è tutt'altro , che un Paradosso del Landi . IlBulgarinì nol tenne certamente per Pa-radosso .
IV. Sembrano a Monsignore i XXX. Pa-radossi del Landi nell’assunto, e nella det-tatura simili in tutto al Discorso. Io peròdissìmilistìmi li ritrovo ; e fon persuaso ,chetale sarà il giudicio di quanti si pren-deranno lacura.di confrontarli. Somiglian-ti asserzioni , vaghe e generali , quantiequivochi e sbagli , e quante risse e con-tese han cagionate più volte, nella soda let-teratura !
V. Siamo ali’ultima prova niente mi-gliore dell’altre. Il Landi nella Sferza de-gli Scrittori disse male di Dante ,. Diedesiadunque a conoscere per autore del nuo-vo, e famoso Paradosso contro a Dante .Così la discorre il Fontanini, il quale dà.
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