4io Biblioteca della Eloquenza Italiana.
quando per Io contrario Giano Nido Eri-treo a tutte le piti insigni Commedie ,Tmgicommedie e Favole pajlorali , e pe-scatone ancora dà il nome di Egloghe ,essendo I’ Egloga una piccola Pastorale ,e la Pastorale una grande Egloga , al dire
Note di Apo
media pastorale , ovvero uri 1 'Egloga pasto-rale, per cui si avesse a stabilire al Pan-filio la gloria di esserne stato il primo ri-trovatoti: , e a toglierla ad Agostino Bec-cati , che molti anni dopo usci suora colsuo Sacrificio. Tutto quello che n’è statopensato e scritto, non fi appoggia ad al-tro fondamento , se non a quanto se nelegge in quella parte della Storia Sicilia-na, che fu pubblicata da Stefano Baiavonel tomoli, delle sue Mescolanze pag.337.Ma siccome tutti i pensamenti finora ad-dotti eran fondati sovra semplici conghiet-ture , che il F ontaninì spaccia negli altricon la sua solita frase per debolezze , esofismi di falsa dialettica , laddove tienele sue per incontrastabili dimostrazioni ;cosi io credo , c mi fido di aver in ma-no , con che scioglier si fatto nodo , emetter in pieno lume la verità, cosicchéad ogni dubitazione e litigio debbasi inavvenire por fine. Prima perà di ogni co-sa è forza , eh’ io mi liberi da un graveintoppo, che sul primo passo sarebbe suf-ficiente a dar tracollo ad ogni mio, quan-tunque sodo, ragionamento . II Mauroli-co , che solo ci ha lasciata testimonianzadi questa Poesia del Tansito, non le asse-gna alcun titolo particolare, ma solamen-te la dice Commedia, o quasi Egloga pa-storale . Il E ontaninì tielT Aminta difesopag. 138. e ’1 Crefcimbenì nel tomo I. dell’Istoria pag. 385. non la specificano con al-tro titolo , se non con quello datole dalMaurolico . Il Crefcimbenì dipoi , non soperché , ma forse per pretta inavverten-za , le diè nell’ ìndice di quel medesimotomo il titolo di TIRSI ; e questo tìtolopassò poi dall’ Indice del Crefcimbenì neltesto del Fontanìni, come qui si vede ,adottato ciecamente, e senza disamina al-cuna da lui, che per altro in tutto il ri-manente al parere del Cre/cimbenì sa te-sta i e gli si palesa sdegnosamente avver-
ile! Guarìni [ Verato IL pag. 248. 249. ] re benché nol consenta Luigi d'Erediti[ Apolog. pag. 6 . ediz. 1. ] , Y Eritreo pe-rò [ Pinacotbeca I. pag.p 5. 1 66. - Pitia-cotheca III. nmn. xxxvm. ] così chiamaF Aminta del Tasto , così il Pastor fido
del
stoio Zeno.
sarto, per vedersi su questo punto da laicontraddetto. Sappiasi dunque, che questotìtolo di TIRSI, addossato alla Favola delPanfilio, è falso falsi stimo, postovi a ca-se, e a capriccio : il che, da quanto fa-rò per dire , apparirà chiaramente , ba-standomi qui di averne per tempo sgom-brato l’equivoco, che in altri da tal sup-.posto nascer potrebbe , e la opposizione ,,che a me ne potrebbe esser mossa . Passo,,ora alla descrizione del Maurolico , prest-in quella sola parte, checoncerne la dei-,ta Poesia del Panfilio, e che fa al nostroproposito. Recitata ad horam usque teniamComaedia , quarti TANSILLUS Poeta Nes-poli tanus exbibuerat . Fuìt biec quasi Pa-stor alis Ecloga , AMANTIUM continensQUERIMONIAS, qttor a DESTINATO IN-TERITU NYMPH/E cujusdampulcberrìm#auBoritas in SPEM conceptam restitneratQui dunque abbiamo l’argomento, il vi-luppo , e lo scioglimento di tutta la Fa-vola . Ella contiene le querele di alcuniamanti , i quali dalla 'risoluzione di darstla morte, vengono rimossi dall’autorità diuna bellissima Ninfa , e a più lieta speran-za riconfortati. Col lume portomi da que-sta narrazione del Maurolico mi sovvennedi pigliar per mano i DUE PELLEGRINIdel Panfilio , opera rarissima , fortunata-mente da me posseduta . Avendola lettaattentamente da capo a fondo, rimali per-suaso , questa essere per l’appunto quellaquafìEgloga pastorale, di cui il Maurolicofa ricordanza, e di cui sarà bene, eh’ioqui esponga il preciso titolo:
* I Due Pellegrini di Luigi Tansilîo .in Napoli per Lazzaro Scorìggio 1631. so 4.
Il Divulgatore del libro, stampato mol-ti anni dopo la morte dell’ autore , fi èvoluto nascondere sotto il nome Accade-mico del Capriccioso fra gli Erranti di Na-poli, il quale dedicandolo a Francesco Ben-venuti Bergamasco , ee ne dà poi l’argo-mento