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Tomo primo.
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D R A M M

ta , ricolmi per lo piti di pernicioso co-stume , e di mal esempio, nonché di al-tri spropositi . Ma non è pericolo, che

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si rinnovino le cose buone , per disgraziaite in disuso (a) . E qui potrebbe averqualche luogo la Satira di Niccolò Villani ,■

in-

Note di Apostolo Zeno.

sai noto per le sue pitture, e pisi ancoraper le sue piacevolezze: la qual Festa cre-de il Cionacci , essere stata quella di Tes-silo, o quella dei due Lazzeri, il povero,e ’1 ricco. D’altre se ne parla dallo stessoVasari (Ivi P.II. pag. 440. e zzi.) nellaVita del Cecca ingegnere , e in quella diFilippo Brunelleschi architetto, e scultore,l’uno e l’altro Fiorentini, viventi nel se-colo XV. Il Machiavelli nel libro VII. del-le sue Istorie Fiorentine riferisce sotto Tan-no MCCCCLXVI. che per rallegrar la cit-tà, rimasta in lutto per la morte di Co-simo il vecchio d e'Medici, un anno primaseguita, furono ordinate due Feste, la se-conda delle quali rappresentava , quandoi tre Magi vennero a’ Oriente dietro allaStella, che dimostrava la Natività di Cri-sto: la qual era di tutta pompa, e Ti ma-gnifica , che in ordinarla, e farla , tenevapiù meft occupata la città . Sul modello diqueste Rappresentazioni si venne in pro-cesso alla tessitura delle Tragedie sacre incinque atti divise; c una delle prime, senon la prima, fu quella del Patriarca Gio-seffo col titolo di Commedia, composta interza rima da Pandolfo Colenuccio da Pe-saro , a istanza di Ercole I-. d’Este Ducadi Ferrara , e ciò su qualche anno avantiil 1500. Fu dipoi , chi ne lavorò qualchealtra in prosa , e due di queste posso quimentovarne di Cesare Sacchetti Bolognese,che nel 1564. col titolo di Rappresenta-zioni, distinte in cinque Atti, diede fuorila Giuditta , e ’l San Cristoforo martire ;e qualche anno prima del Sacchetti , cioènel 1559. Niccolò Pensoso Cremasco sceneg-giò anch’egli in prosa la Commedia nonmai stampata , che cosi a luì piacque dinominarla, di Santo Clemente , divisa indue parti, ognuna delle quali comprende-va cinque Atti, e si recitava in due sere,come in due giornate recitavasi la Rosi-na, assai più antica Rappresentazione, sen-zadio però fosse in più Atti distinta. Nonè stata dunque la Ramar , azione tragicasacra di Giam&atista de Velo la prima, chefi vedesse in prosa , benché il Fontanini ,

come si è veduto ( Classe IV. Cap. Vili. )tra le sacre , che fono in prosa il primoluogo le assegni. Alle suddette Rappresen-tazioni furono dipoi sostituiti i moderniOratorj, che in certo modo sono piccioleTragedie , o diciamole Azioni sacre , colqual nome a me parve di doverli chiama-re nel tomo, che ne ho dato alle stampein Venezia ( presso il Zane 1735. in 4. )dopo essere stati cantati nell’Imperial Cap-pella di Vienna.

(a) Senza ricorrere alle antiche Rap-presentazioni andate in disuso , le quali ,trattone alquante, che hanno qualche fu-co di buon sapore , mescolato però di agro,e di spiacevole, son rancidumi ed inezie,cavate anche da leggende apocrife , e daimpure fonti, con basso, e pedestre stile,e d'arte prive e di grazia poetica, e do-ve di quando in quando appena il verso,e la rima aggiustatamente sostengonsi ; lecomunanze innocenti e religiose de’ nostritempi hanno tante opere sacre , che nonson Drammi in musica ( al loro stato , eistituto non convenevoli ) delle quali farpossono , e fanno ali’occorrenze lodevo-listimo uso. Ne hanno in verso , ne han-no in prosa, e con musica , e senza mu-sica, e principalmente que'sacri Oratorj ,de’quali più sopra si è favellato . Io poiqui non intendo di entrare , comechè intal causa potesti esser mosso da qualcheprivato interesse, nella difesa àei Drammimusicali , tanto condannati da Monsigno-re , il quale son certo , che dopo la suaandata a Roma immerso tutto, e occupa-to in que'gravi studj, che tanto nome glihan dato, non avrà degnati pur di un’oc-chiata i Drammi dì questi ultimi anni ,ove il pernicioso costume , e di mal esem-pio non sarebbe stato a lui facile di rav-visare , per li buoni provvedimenti , chein questa parte si sono posti , e praticatinei Drammi. Quando da questaCittà, ovedella sua gioventù non poca parte egli vis-se , si accommiatò , portò seco a quellagran Corte Tidea di quello, che erano al-lora sì fatti componimenti, ne’quali su loQq q stesso