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Tomo secondo.
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ii4 Biblioteca della Eloquenza Italiana.

di Venezia per Andrea Arnvabsne 1563.in ottavo parimente con le tre orazioni.appresso . L’ultimo Paradosso finisce così :Suijnctroh Tabedul , le qrali parole di-cono , lette a rovescio : Ludebat Hortcn-fws. La prefazione è in fine a nome diPaolo MaJcranico , il qual dice , che illibro è di M.O.L. M. detto per sopranno-me il Tranq. donde rilulta , Messer Or-.

Note diApc

tenfio Landi Milanese , il Tranquillo ,soprannome consueto del Landi , che si-milmente in una lettera ali’ Aretino ,[ Lettere ali' Aretino tom. IL pag. 169. jsi sottoscrive in tal guisa: Ortenjto Tran-quillo Lando Milane j e , e a lui vilmentesi raccomanda, perché lo nomini ne’ suoiscritti, e particolarmente nella prefazio-ne alla Vita di Santa Caterina ( b ) ,

legge, che il Lando, il quale erasi già ne’Cataloghi del libro IV. pag. 34.3. annove-rato tra gì’ infelici, racconta, che nel suoritorno d’Alemagna in Italia essendo statosvaligiato, fu amorevolmente raccolto inBrescia da Marcantonio Amulio (da Mula )che l’anno appunto 1544. n’ era entratoal governo in qualità di Prefetto per laRepubblica . Il Lando nella stessa operadipinge ancora séstello; poiché dopo averdetto, che Tanno passato (1544.) eranostati stampati in Vinegia. e in Lione , i suoiParadossi, i quali erano stati ridotti nellalingua Francese , e poco appresso nella L-r-tina , soggiugne, che volendo disingannareil mondo degli errori , ne’ quali con que’Paradossi avea cercato di avvilupparlo ,aveva stimato bene di darne a conoscerl’autore col farne un ritratto, che è que-sto : Egli in prima è di statura picciola ,anzi che grande: di barba nera, e affumi-cata : dì volto pallido , tistcuccio , e maci-lento : d'occhio torbido , e poco acuto : difavella, e accento Lombardo , quantunquemolto s' affatichi di parer Toscano : pienopoi d'ira , e di disdegno , ambizioso , im-paziente, orgoglioso, frenetico, ed incostan-te : il che mt ha fatto stranamente moltefiate maravigliate , come possa egli con sìrozzi costumi, e con sì zotica natura gua-dagnarfi la grazia dei piti illustri cavalie-ri , e d Ile più valorose donne , che abbiaormai tutta /’ Italia . Innanzi di passaread altro riporterò qui una edizione deiParadossi del Lando , diversa dalle prece-denti , e poco conosciuta , perché quasipoco conoscibile , fatta in Bergamo ( perComino Ventura ) nel 1594. in quarto > IlVentura la variò notabilmente, pretenden-do dì averla ristaurata , e purgata , e dipiù vi tacque il nome di Ouenfio Lando.

(a) E’ credibile , che il Lando fosse so-prannomato il Tranquillo, ndl’Accademiadegli Elevati di Ferrara , alla quale fuascritto , e dove gli Accademici prende-vano un soprannome , onde il Lollio inuna delle sue Epistole del libro VIL scrit-ta a'suoi Accademici Elevati, nomina traloro il Lubrico, il Tacito, il Terzo ec. ein un’ altra dello stesso libro a Giamba-tifla Salonea so ima al Lando il seguenteelogio : Hornnfius Tranquìllus , unus exAcademicìs nostris ( Elevati? ) vir acri in-gente , ac non vulgati literatura valde prte-ditus, Dialogam quemdam mibi nupenimenuncupavit, inquo honorificam ElevatorumAccademicorum mentionem se feciffe affir-mat . Qual possa essere questo Dialogo delLando , indiritto al Lollio , e dove eglifaccia onorevol menzione degli Elevati ,non mi è riuscito scoprirlo . Parla beni!di loro nel IH. de’suoi Paradossi del libroprimo , e nel XXVII. del libro secondo .Benché si compiacesse del soprannome diTranquillo , egli però in uno de’suoi Ca-taloghi, che è quello dogi' Iracondi ( p.gg.100.), non n’esclude sé stesso; anzi visidà a conoscere per uomo oltremodo stiz-zoso e collerico, fino ad esser perciò ca-duto più volte in gravissime infermità, efino ad aver rifiutato per Adeguo un buonpodere donatogli : talché conclude , chefermamente credeva di non esser , comegli altri uomini , composto di quattro ele-menti , ma d’ira , di sdegao , di collera , edi alterezza: poco scapito a lui, se d’altronon si potesse incolpare ; ma per sua dis-grazia imjbrattostì con macchia di peggiortinta : di che parlerò in altro luogo.

(b) La suddetta lettera sta bensì nel to-mo II. ma pag. i;z. Il Lando in altre sueopere fece la corte ali’amico Aretino con

adu-