ijó Biblioteca della Eloquenza Italiana.
sto sia quel medesimo del 1527: QuestoIndice dell’ Alunno , che è ragionato, eremissivo per numeri al Boccaccio del Ge~rardo , a fine di ritrovar subito, comedissi, ogni vocabolo, si potrebbe adattarecon poca fatica ali’edizioni permesse deij Deputati , e del Salviati , come seguìdegl’ Indici latini dell’ Eritreo , e delTrotterò , utilmente e facilmente adattatia tutte 1 ’ edizioni di Virgilio , e di Ora-zio . Bisogna, che il Pontefice Sisto V.come pastor supremo e vigilante al buon
Note di Ap
costume , non fosse appieno contentodelle correzioni Fiorentine, fatte al Boc-caccio dai Deputati del LXXIII. di per-missione di Gregorio XIII. immediatosuccessore di San Pio V. perché nell’I»-dice del medesimo Sisto pag. 5 6 . vuoisi ,che il Decanterem si corregga di nuovo .E appunto così fu fatto , mentre il Gran-duca Francesco ne diè l’incombenza alSalviati , il quale perciò ix. anni foli do-po quell’ altra edizione del LXXIII. vidivulgò la sua , che è la seguente : (a)
Il De-
stolo Zeno.
(â) Io non ho 1’ Indice di Sisto V. cheè raro al pavi della sua Bibbia. Il Cardi-nale Francesco Albizzi asserì, che Sisto V.pensasse di pubblicarlo, ma che per mortene fosse impedito . Mi convien pertantostar questa volta su la buona fede, e pa-rola di Monsignore . Sembrami per altroassai strano , che un libro tutto correttoda San Pio V. e poi approvato e permessoanche da Gregorio XIII. meritasse di esserrimesso nuovamente nel!’ Indice da SistoV.con dichiarazione , che si correggesse dinuovo . Quando usci suora sedizione delLXXIII. diede ella occasione di scuotersi,e di strillare a molti gentiluomini e let-terati Fiorentini, e in particolare al La-sca , che contra la correzione dei Depu-tati stese alcune Stanze , che si leggononella Parte II. delle sue Rime pag. izz.Pareva ad essi, che dal libro fossero statemutilate, e tolte via molte cose, che nonerano scandalose; e però il Cardinale Fer-dinando de' Medici , dappoi Granduca, nescrisse a Roma a Monsignor drillo, accioc-ché ne parlasse al Papa , e con destrezzacercasse di porvi qualche compenso . Nonsi vede però, che questo ricorso facesse ef-fetto; anzi per lo contrario in processo ditempo il Granduca Francesco , che, quandoera solamente Granprtncipe , si era accor-dato coì Granduca suo padre a promuo-vere, e proccurare la correzione, e Pim-pressìone del Boccaccio del LXXIII. salitoche fu al governo dello Stato , avendogiudicato che la primiera correzione nonfosse in tutte le parti perfetta , per quel-lo principalmente , che riguarda il buon
costume, volle, che nuova emendazione,e impressione se ne facesse . Ordinò per-tanto al solo Salviati , che riducesse allasua vera lezione il Boccaccio , e così ri-dotto, con la permissione de’Superiori ec-clesiastici , lo desse a stampare : che tan-to li legge nella deputazione di esso Gran-duca , data in Firenze li IX. di AgostoMDLXXX. posta nel principio del Deca-merone delle seguenti edizioni dei Giunti,sì di Venezia , che di Firenze . Tutta lasuddetta narrazione, che in gran parte hopresa da quella , che’l Signor Dottore Giu-seppe Bianchirti ne ha stesa ne’ suoi Ragio-namenti istorici de' Granduchi di Toscana(Ragionamento IL pag.^y.') , non ci por-ge il minimo indizio, che’ì Granduca Fran-cesco fosse indotto a ordinare la secondacorrezione del Boccaccio, dalla nuova proi-bizione di esso , fattane da Sisto V. mafosse mosso unicamente a desiderarla , ea volerla per beneficio e splendore della linguaToscana , di cui la Real Casa de’ Mediciè stata sempremai principal sostegno , eornamento.
Avanti di lasciare questi Signori Depu-tati , dirò cosa di loro , della quale nonso , che alcuno sino ad ora abbia fattaparola . Eglino fatta eh’ ebbero la corre-zione del Boccaccio , si presero la cura diriformare , e correggere anche le Novelledì Franco Sacchetti con animo di pubbli-carle ad accrescimento , e beneficio dellalingua Toscana . Pensarono però, che bennon fosse darle fuori tutte trecento , mane scelsero quelle , che parvero loro piùcaste , e di buon costarne , «ducendole a