U IsTORÎA. 307
(1) LTstorîa cattolica de’ tempi nostri del Sig. Fonteno dottore
in Teologia ( Simon Fontana , Teologo della Sorbona )
(2) contra Giovanni Slaidano ( anzi Sleidano ) libri XVII.( dal 1517. al 1549.) tradotti di lingua Francese nella no-stra Italiana per M. Giuseppe Orologi. In Veneti a per Gas-serò Bindoni rzdz. in 8.
(3) Vite , ovvero Fatti memorabili di alcuni Papi , e di tutti
i Cardinali passati , di Girolamo Garimberto , Vescovodi Gallese. InVinegia prejso il Giolito i$6j. in 4. ParteI.(solamente).
Vite de’sommi Pontefici , di Batista (anzi Bartolomeo) Pla-tina , ampliate sino a Clemente Vili. e a Paolo V. tra-dotte in Italiano da Bartolomeo Dionigi, e da Fauno Te-
sta . In Venezia prejso ì
(2) Fu prima stampata in Parisi daClaudio Fremi nel 15 58. in ottavo , eFautore,- che st fa testimonio delle co-se di Leon X. non fu di quei Dottori ,che studiano tutta la vita loro per ma-lignare contro la santa Romana Chie-
Note vi Apo
Ci) Poteva anche aggiungere (e Fratedell’Ordine di San Francesco).
(2) Lo Sleidano , impugnato dal PadreFontana, è così bugiardo, e maligno nel-la sua Istoria , che lo stesso Melantone ,ogni qual volta ella venivagli presentata,era solito gittarla a terra , asserendo, checolui cosi sfacciatamente mentiva , che imedesimi Luterani, a cagione di essa, inpresenza dei Papisti erano costretti a ver-gognarsene. ho Spandano nella sua conti-nuazione del Baronio , al? anno 1519. lodichiara loquacissimo di menzogne, dellequali sino al numero di undici mille Bar-tolommeo hatomo impegnavasi di poterloconvincere . Le prime parole della suaIstoria, riferite dal Cardinale Sforza Pal-lavicino ( cap. IV. num . 1. e 2.) nel?In-troduzione alia Istoria del Concìlio di Tren-to, bastano a far conoscere ? animosità ,con cui lo Sleidano la scrisse, dettatagliin gran parte dal non men di lui ereti-co , e menzognero Jacopo Sturmio. Eglinon sii è contentato di spacciar menzogne
Giunti 1613. m 4.
fa , aspettando l’ora opportuna di spor-car le carte col veleno, in lungo tem-po rannate» , e applicato ai loro disegnidi farsi onor grande, senza alcuno scru-polo di mentire.
sto lo Zeno.
nella sua Istoria , ma ne ha fatte dire a»Filippo di Com'mes ;da lui infedelmentetradotto in latino.
(j) L’ Ugbelli nella ferie dei Vescovi diGallese ( Ital.facr. tom.X. coL109.edrt.Ven. ),dei quali il Garimberto fu ? ultimo, lo as-serisce di patria Sanese , e tale lo stabili-sce sul fondamento della iscrizione sepol-crale , postagli ai XXVIII. di Novembrenel 1575. dal nipote Gìansraneesco nellaBasilica di San Giovanni in Laterano, dicui il Vescovo suo Zio era stato Vicario.Ma Perror dell 'Ughelli si dee correggerecon la stessa inscrizione, riferita da Ra-nuccio Pica nel? Appendice di varj sogget-ti Parmigiani pag. 5 8. ove non Sanese , maParmigiano vien detto, e molto più chia-ramente con ? asserzione medesima delVescovo Garimberto, il quale chiama suapatria la città di Parma nella lettera ,con la quale presenta al Duca OttavioFarnese i cinque libri del suo CapitanoGenerale , stampati in Venezia presso G/or-dano Ziletti nel 1557. in ottavo .
Q_q 2. Vita