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Tomo secondo.
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408 Biblioteca della Eloquenza Italiana.

CAPO XII.

Pittura e Scultura .

(1) TTIte de’Pittori antichi (Zeusi, Parrafio, Apelle , e Pro-

V togene ) scritte e illustrate da Carlo Dati , nell’ Acca-demia della Crusca lo Smarrito. In Firenze nella stampe -m della Stella 1667. in 4. ediT^I.

(2) L’Aretino, Dialogo della Pittura di Lodovico Dolce, nel qual

fi ragiona della dignità di essa , e di tutte le parti neces-sarie , che a perfetto pittor si convengono , con esempidi pittori antichi e moderni : e nel fine si fa menzionedelle virtù e delle opere del divin Tiziano. InVinegia pelGiolito 1557. in 8.

(x) Il Dati voleva darci tre tomi , ilprimo de’ quali contenesse un Trattatodella Pittura antica , il secondo le Vite ,e il terzo un Catalogo di tutti gli arte-fici . Ma poi si vide aver supplito aciò Francesco Giunio co’ libri III. dePiElura veterum nella edizione II. pub-

Note di Apostolo Zeno.

silicatane la prima volta da GiangtorgioGrevio in Roterdam preso Regnerò Leers1694. in soglio: della qual opera il Da-ti non vide se non l’edizione I. fatta-ne in Amsterdam da Giovanni Blaeunel 1637. in quarto.

(*) Si suol bene spesso dagli autori deiDialoghi introdurre a ragionamento talu-ni , che non hanno capacità , nè sapersufficiente a ben discorrere , e giudicaresu l’argomento proposto. Volendo però ilDolce trattare in un Dialogo intorno ali’eccellenza, e dignità della Pittura, e in-torno alle virtù e opere di Tiziano , nonpoteva scegliere persona più propria, epiù conveniente al soggetto, che l’amicoAretino, da cui piacquegli eziandio tito-larlo. L’ Aretino per verità era intenden-tistimo dell’arte del disegno. I più valen-ti maestri, e artefici del suo tempo face-vano gran caso del suo giudicio . GiorgioVasari (Lettere ali’ Aret. voi. I. pag. zòo.)mandandogli una testa in cera di bravoartefice, detto da lui , Principe e Monar-ca, e sommo persecutor della natura più cheumana , col qual enfatico elogio può es-sere , che egli intenda di accennare ilfamoso Michelangelo Buonarroti , scrive ali’Aretino, che la manda a lui, come a per-

sona, dotata di cognizione e giudicio, do-natogli dai cìel’t verso tal arte ; anzi lostello Vasari io ebbe in tanto alta stima( Ragionam. della pittura pag. i66.~) , chenel Palazzo Ducale di Firenze lo dipinsevicino al Bendo, e ali ’ Ariosto, che stain atto di ragionare con lui. Non infe-riore concetto ne tennero Leone d’Arez-zo, che lo coniò in medaglie, SebastianoVeneziano, detto il Frate dal Piombo, Ra-faello da Urlino , il medesimo Buonarroti,e l’architetto Serlio , che senza lodarlo digiudicioso nella pittura , come già dissi ,non seppe mentovarlo. Aggiungerò a tuttiquesti la testimonianza del Doni, che inuna lettera ali’ Aretino , stampata a c. 60. z.del suo Disegno, lo dichiara uno di qttegl’intelletti divini, che rendon sì bene le ragio-ni delle sculture , e delle pitture con la lin-gua , e con la penna . Quanto poi a Tizia-no , gli scritti dell’ Aretino parlano am-piamente della stretta amicizia , e fratel-lanza , che era fra l’uno e l’altro, e son

piene