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Tomo III.
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UlìRO OTTA \ O

IG7

Ma, ira mezzo alle fiamme e a le tenèbre,Dun salto si scagliò precipitoso,

Dove più denso e in maggior copia il fumoOndeggiava c il vapor lento che tuttaAvea piena la grotta. Alfin ghermillo,

Mentre più incendj vaporava indarno;

E come nodo, al collo ambe gli strinseLe terribili mani, onde dal capoNe schizzar gli occhi, e ne scoppiò la strozzaVuota di sangue. Infrante allor le sbarreDella soglia, sapri latra spelonca;

Parvero allora le giovenche addotteDallo spergiuro, e laltre prede: e trattoPer li piedi il cadavero difforme,

Satisfece di tutti alla veduta.

Mossi di meraviglia, intorno a UfiSi stringon tutti, contemplando i crudiTerribili occhi, il ceffo, e il fero pettoIspido di gran vello, e intra la golaCompresse e spente del Iadron le fiamme.Quindi è lonor che al Dio si rende, c lietiFèr solenne cjuel giorno e gloriosoI posteri. Potizio il primo autoreFu della festa; e dellErculeo ritoMinistra de Pinarj è la famigliaChe statui nel bosco al Dio questara,

Che Massima si dice ora da noi,

E di Massima sempre il nome avrassi.

Su via, giovani, or dunque! A la memoriaDi colai beneficio, or vi cingete