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Tomo III.
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E quemuri atterrali: monumentoDantichi abitatori. Una di questeDa Giano ebbe principio, e da Saturno Fu laltra edificata; e si nornaroGianicolo e Saturnia ai prischi tempi.

Cosi fra lor parlando, ivano al tetto

Del poverello Evandro ; e il Roman foroE le Carine udian di passo in passoMugolar degli armenti ivi raccolti.

E poiché fùr venuti a le capanne,

Ercole vincitor, gli disse Evandro ,Onorò queste sedi, e cotal reggiaLui ricevette. Or tu quel Nume imita,Ospite egregio; e disprezzando il fastoDe le dovizie, il mio povero ostelloNon isdegnare. Detto questo, accolseNellangusta magione il grande Enea,

E sovr un seggio il collocò di fronde,Cui il vello ricopria di Libieorsa.

Scende intanto la notte, e largamenteLa terra di sue negre ali ricopre.

Ma la madre dEnea, dalle minacceDe Laurenti e dal guerrier tumultoNon indarno atterrita, have ricorsoA Vulcano marito; e con parole,

Nellaureo letto accolto, a suo favoreCon amor lo dispose e con lusinghe.Caro marito, gli dicea Ciprigna,

Finché da prenci Achei venia distruttoIlio, dai fati a lor dovuto, e preda