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Di tal virtù, qual che pur sia l’evento.
E per questo mio capo io Io ti giuro,
Per cui giurar soleva il padre mio,
Che a la tua madre ed a la tua famigliaQuesti stessi presenti io son per dare,
Che per te stesso al tuo ritorno io serbo . —
Così dicea piangendo Ascanio; e scintaLa spada che d’avorio il fodro avea,
Opra di Licaóne, e l’elsa d’oro,
A’suoi fianchi la cinse; indi MnesteoD’un villoso lion lo spoglio interoIndossa a Niso ; e il proprio elmo gli porseIl vecchio Alete. Armati, a la lor viaS’incamminano quindi ; e lor son dietroGiovani e vecchi con ricordi e voli;
E il bellissimo Giulo, in si verd’anniPalesando a grand’uopo alma virileE maturo consiglio, s’intrattieneCon lor parlando ; e da recarsi al padreDà molti avvisi. Ma gittate indarnoFùr le parole, chè le sperse il vento.
Escono alfine dal ricinto; e il fossoValicato, amendue da le notturneOmbre coverti, avanzano lor passiVerso al campo nemico: anzi a la morte,
Che dopo molta strage ivi li attende.
Stesi per l’erba e in un confusi e mistiVeggion qui e là corpi nemici in terraGiacer, sepolti nel sonno e nel vino;
Starsi eretti in sul lito i carri vuoti,