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Tomo III.
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LIIìRO JiO.S'O

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Lun laltro; e il feritor, lieto del colpoChe gli successe, un altro anco ne vibra :

E mentre hanno tra lor contrasto e garaDi parole, ronzando il dardo volaA le tempie di Tago , e si conficcaNel cerebro trafitto. In maggior furiaA r enne Volscente allor, ehè non sa dondePartano i teli, e in chi faccia vendetta :

Ma tu ne pagherai, gridò, la penaDi questi uccisi col tuo sangue istesso.

E in cosi dir, col ferro evaginatoVa sopra Eurialo. Non sostenne alloraNiso, fuor di stesso e spaventato,

Una tal vista; c dagli agguati uscendo,

Me, me, gridava, o Rullili, uccidete ;

Mia n è la colpa e questo istesso inganno :In me gli sdegni convertite. Il cielo,

Le stelle consapevoli nattesto,

Che nulla ha contro voi questo meschinoArdito potuto. Un cosi forteAmor lo stringe allinfelice amico.

Questo indarno dicea, ehè già discesaEra la spada dellirato al pettoCon gran furia del giovine infelice.

Di quel colpo trafitto e moribondoStramazza Eurialo, e per le belle membraCorre il tepido sangue, e il capo cadeDispossato in su gli omeri : a quel modoChe dallaratro infranto a terra inchinaPurpureo fiore, e languido si piega

:si

TOM. HI.