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E già superbo dcll’onor venutoA la sua stirpe, 0 Frigj, egli gridava,
Due volte presi, non vi prende or dunquePiù vergogna d’assedj, e da voi stessiV’imprigionate per campar di morte?
Ecco il valor di chi con Farmi agognaRubar le nostre donne e farle spose!
Qual Dio , qual mai stoltezza or v’ha condotti,Con danno vostro, nell’Italia ? ForseTrovar qui vi pensaste i profumaliFratelli Alridi, o il ben parlante Ulisse ?
Qui avete a far con dura gente. I figli,
Nati appena, tuftiain ne le correnti,Confermando lor forze all’acqua c al gelo.Fanciulli, se ne van quindi a la cacciaPer le foreste, e fanno lor dilettoDomar cavalli e saettar con l’arco.
Contenta al poco, c a le fatiche avvezza,
La gioventù doma co’ raslri il suolo,
O col ferro i nemici: in armi è tuttaSpesa la vita, stimolando i buoiCon l’asta inversa. Aè le forze emungeLa vecchiezza dell’animo o del corpo;
Chè la canizie de’ capelli ancoraL’elmo sopporta, e di novelle predeE di rapina soslentiam la vita.
A voi di croco e porpora lascivaSplendon le vestimenta effeminate;
Voi, nelle voluttà, nell’ozio avvolti,
Badate a far carole; e immanicate