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Tomo III.
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i. r.AF.inr

Levarono granpianti e granlamentiLe genitrici; regai decoro,

consiglio, forza altrui, contenneEvandro dal lanciarsi intra gli astanti;

Ma in sul feretro si gittò del figlio,Abbracciandolo stretto, e dallangosciaPallido, freddo, mulo. Alfin sua dogliaLa via saperse, e singhiozzando disse: .Questo non promettevi, o figlio mio,

Pria di partir: che circospetto e cauto

Stato saresti nella guerra! Ahi lasso!_

Ben sapevio quanto feroce in coreGiovanile il desio di gloria ardesseNelle prime battaglie! Ahi sventuratePrimizie di valore! Ahi di vicinaOrrida guerra infausti esperimenti !

Ahi prieghi, ahi voti miei, da niuno Iddio

Secondati !_Santissima consorte,

Te fortunata, che morendo, a tantaSciagura ti setolta! ed io, meschino,Sorvissi a me medesmo, onde la mortePiangessi di Pallante, orbato padre!

Me dovcan tór di vita, allorché strinsiLega co Teucri, i Rutuli nemici ;

Chè lalma e il sangue volentieri io davaPel figlio! mio, sicché questa lugubrePompa per lui non fora. E non per questoDei patti che con voi fermati ho primaIo mi disdico, o Teucri, e non mi recoVostra amistade a sdegno. A mia vecchiezza