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IL PELLEGRINO APOSTOLICO
^ Essa lo sguardo che penetra e gira
Fin sopra i cieli, e l’infernal trapassaAmpia vorago di tormento e d’ira,Profondamente sospirando abbassa,
E colla man la guancia si sostiene,
Da pensici' grave affaticata e lassa;
Ma di reina nel suo duol ritiene
La maestà pur anco, ed infiammarseIl cuor si sente d’ardimento e spene.
Surse tosto, e sembrò nel suo levarseLa bianca nube, che dal ciel cadutaSul Tabernacol folgorando apparse.
Corre all’eroe d’incontro, e lo saluta;
E poiché in atto di gentil clemenzaStettesi alquanto, e riguardollo muta:
O uom, disse, cui l’alta Intelligenza
Per me tragge a pugnar, per me, che sonoDiva in ciel nata, e d’immortai potenza,Guardami, uom forte, io son che ti ragiono,Io la figlia di Dio; guardami, e curaD’un’afflitta ti prenda e del suo trono.Piena è l’impresa di perigli, e dura;
Ma fia bello il patir, begli i cimenti,
Se il mio spirto ti guida e t’assicura.
Le inspirate da me parole ardentiSono una spada che ferisce e sana,
E d’ ambe parti penetrar la senti.
La ragion, che l’error doma ed appiana,
E Palme inonda de’bei raggi suoi,
È mia scorta c compagna, è mia germana.Ella sul labbro degl’invitti Eroi,
Su la cui tomba io seggo, e per cui stetti,E del cui sangue mi nutria dappoi,
Contro l’orgoglio degli umani affettiParlò sicura, e per le vie del VeroI cuor più schivi attrasse e gl’intelletti.