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2 (1839) Poemetti / di Vincenzo Monti
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I.A MUSOGOMA

VITI

Ma la varia beltade, onde naturaLe rive adorna deruscelli e il prato,Lantica non potea superba curaAcchetar, di che porta il cor piagato.Incessante la punge ed aspra e duraLa memoria del cielo abbandonato,

Alla cara pensando olimpia sedeVenula in preda di tiranno erede 8 .

IX

Quindi nell alto della mente infissiStanle i fratelli al Tartaro sospinti,

Ivi in quei tenebrosi ultimi abissiDal fiero Giove di catene avvinti.

E molto è già9 che in quellorror son vissi, gli sdegni lassù son anco estinti ^

Chò nuova tirannia sta sempre in tema,

E cruda è sempre tirannia che trema.

X

Arrogo, che del suo minor germano 10Novella più non intendea, da quandoRe Giove usurpator figlio inumanoDal tolto Olimpo lo respinse in bando:

sapea che Saturno iva di GianoPer le quete contrade occulto errando,

Ai nepoti dEnotro", al Lazio amico,

Del secol doro portator mendico.

XI

In tante d odio e dira e di cordoglioAltissime cagioni ella smarritoDel gran titanio sangue avea lorgoglio,

E fior parea depresso, abbrividito,

Quando soffiar dalliperboreo scoglioSi sente dOrizia' 1 ' laspro marito}

E tutta carca di soverchia brinaLodorosa famiglia il capo inchina.