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LA SUPPLICA
Mel. Vero pur troppo. E intantoCon miserando errore11 popolo e l’attoreSi viziano a vicenda. E noi devotoDe’ nostri studi non vanliam clic il saggioStuol cittadino clic d’Olona in rivaL’ arte nostra coltiva. Amor del meglio ,Verecondia, costume ,
Decenza , gravità, „utto si tentaSu quelle scene a nostro onor , le soleChe arrossir non ne fanno.
Tal. Sì} ma che giova se favor non hanno?
Se mancan mezzi ed ogni via ?...
Mel. Sì poco
Nella bontà confidi
Del maggior de’monarchi? Orsù, tronchiamo
Le dimore, corriamo
Coraggiose al suo piede
De’ nostri torti a dimandar mercede.
Tal. Sai che farem ? Tu avvezza
A conversar co’ regi, e a non temereLo strepito de’tuoniChe circondano i troni, te n’ andraiDritto all’Italo Giove, e parlerai.
Io timida e modesta
Presenterò mie preci a’ piè d’ un solio
Non di folgori cinto e di terrore,
Ma dalle Grazie solo e dall’Amore.
Se d’un guardo mi degnaL’augusta Giuseppina . . .
Mel. Ora t’intendo.
Va, che scaltra tu sei,
Nè del successo paventar più dèi.
Inesaudito dall’eccelsa DonnaMai nessuno tornò. Vive in quel coreDell’ italico onore