SONETTI
Pcv un dipinto del celebre sig. Filippo Agricolarappresentante la Figlia dell’Autore.
Più la contemplo, più vaneggio in quellaMirabil tela: e il cor, che ne sospira,
Sì nell’ obbictto elei suo amor delira,Che gli amplessi n 1 aspetta e la favella.
Ond’ io già corro ad abbracciarla. Ed ellaLabbro non move, ma lo sguardo giraVer me sì lieto, che mi dice: Or mira,Diletto genitor, quanto soli bella.
Figlia, io rispondo, d’ un gentil serenoRidon tue forme ^ e questa imago è divaSì che ogni tela al paragon vicn meno.
Ma un’ imago di te vegg’ io più viva,
E la veggo sol io \ quella che in senoAl tuo tenero padre Amor scolpiva.
Vile umana grandezza, a che mi tenti?
A che uno scettro, a che mi mostri un trono ?E m’inviti a salirlo, e mi rammentiL’inclito sangue di che nato io sono ?
Misero onor de’ miseri Potenti,
Tu fai gran rombo, ma non sei che un suono.D’ odii cinta e d’ affanni e tradimenti,
Vile umana grandezza, io t’abbandono.
Così disse il Gonzaga ^ e in manto abbietto,Corse in braccio a Gesù , vinse la guerraChe il mondan fasto gli movea nel petto.
Oh forte! oh saggio! che di santo zeloFervido il cor si fé’ pusillo in terraPer farsi grande c glorioso in cielo.