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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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TERZINE

Ma tutti ancor non son spenti i nomici:

D’ unghia e dente più ingordo altri verrannoDi cupa notte fra i silenzi amici.

Del custodito ovil spiando andranno

I graticci} e per fame ampio macello,

II frapposto ripar ne schianteranno.

Tu con chiave fedel serra il cancello,

Vegliane in guardia: il mercenario vileAperto il lascia} ma non sii tu quello.Quando spunta il mattin, fuor del covileChiama la greggia, c a pasturar la menaOve F erba è più fresca e più gentile.

Se vedrai senza spirto c senza lenaLanguir sul prato un’ infelice ugnella,

Ti curva il collo, e te la reca in schiena.

Tu la verga su gl’ircln alza, c rappellaGl’insolenti capretti usi alla trescaOr coll’una, or coll’altra pecorella.

Dividi a tutte l’amor tuo : quand’ escaFuor dell’armento a traviar qualcuna,Vanne in cerca, e coi prieghi a te l’adesca.Contale sulla sera una per una:

Dio , che di lor la cura a te commesse,Stretta ragion ti chiederà d’ ognuna.

Serba dell’Avo le parole impresse

Nel più sacro del cor} vinci la speme,

Vinci coll’opre le mie brame istessc.

Alfin rimanti in pace, e prendi insiemeL’ultimo bacio. —In così dir lo strinse,

E la nube aguzzò le parti estreme.

Il vencrabil Veglio in grembo avvinse,

E di lucida striscia il ciel rigando,Rapidissimamente oltre si spinse.

Quanto in su più potei, maravigliando,

Col guardo la seguii^ finché l’incertaAttonita pupilla al suol tornando,