TERZINE
Ma tutti ancor non son spenti i nomici:
D’ unghia e dente più ingordo altri verrannoDi cupa notte fra i silenzi amici.
Del custodito ovil spiando andranno
I graticci} e per fame ampio macello,
II frapposto ripar ne schianteranno.
Tu con chiave fedel serra il cancello,
Vegliane in guardia: il mercenario vileAperto il lascia} ma non sii tu quello.Quando spunta il mattin, fuor del covileChiama la greggia, c a pasturar la menaOve F erba è più fresca e più gentile.
Se vedrai senza spirto c senza lenaLanguir sul prato un’ infelice ugnella,
Ti curva il collo, e te la reca in schiena.
Tu la verga su gl’ircln alza, c rappellaGl’insolenti capretti usi alla trescaOr coll’una, or coll’altra pecorella.
Dividi a tutte l’amor tuo : quand’ escaFuor dell’armento a traviar qualcuna,Vanne in cerca, e coi prieghi a te l’adesca.Contale sulla sera una per una:
Dio , che di lor la cura a te commesse,Stretta ragion ti chiederà d’ ognuna.
Serba dell’Avo le parole impresse
Nel più sacro del cor} vinci la speme,
Vinci coll’opre le mie brame istessc.
Alfin rimanti in pace, e prendi insiemeL’ultimo bacio. —In così dir lo strinse,
E la nube aguzzò le parti estreme.
Il vencrabil Veglio in grembo avvinse,
E di lucida striscia il ciel rigando,Rapidissimamente oltre si spinse.
Quanto in su più potei, maravigliando,
Col guardo la seguii^ finché l’incertaAttonita pupilla al suol tornando,