SATIRICHE, EC.
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Il buon Capo d’ anno all’ amico cay. Carlo Londonioe all’ egregia sua consorte la signora Angiola Bonacina.
Pegno di santo affetto,
In tuo stile neglettoTu non sei così bello, Augurio mio,Come belle son 1’ alme a cui t’invio.Ma il cor che t’accompagna,
Il cor sia quello che ti renda accetto.Sicuro alla magion dunque camminaDi Carlo e d’Angiolina,
E giunto innanzi a quelle
Di che il Ciel li beò care donzelle,
Tu non fiatar, ma lascia
Che con parola semplice e pudica
Per te favelli il core, e così dica:
Fior di grazia e di beffate,Angiolette avventurate,
Il cui dolce e casto risoSchiude in terra il paradiso,
Un cor pui’O, un cor che sente,
Vi saluta riverente,
E al novello aprir dell’ annoPrega il Ciel che lunghi e adorniD’ogni gaudio e senza affannoTutti infiori i vostri giorni,
E trasfonda in voi del padreLe virtudi e della madre. —
E qui tu, schietto Augurio mio, ripigliaCon umile preghiera,