SATIRICHE , EC. 329
Oli di poetico estro alto portento!
Ecco all’ascreo profeta i sacri arcaniDel futuro svelarsi in un momento 5
Ecco uscir da qucll’ombrc i Ciambcrlani,
I gravi Senatori, i Marescialli,
Gl’invitti Colonnelli , i Capitani ,
Che al fulminar di scialile e di metalli,
Di turco sangue un giorno inonderannoLe fatali alla Tracia ungare valli.
Quindi nobile mostra di sè fanno
Monsignori e Arciveschi, e quei clic RomaVestirà un giorno di purpureo panno;
Onde onor cresca al soglio che si nomaDa Lui che a Malco con acciar taglienteL’orecchia allontanar fe’ da la chioma.
Fuor d’ogni gorgo poi balzali repenteLe glauche Ninfe, e con gentil fragoreLaura e Camillo replicar si sente.
E lui de’ Cavalier dicono il fiore ;
E lei per sangue e dolci atti leggiadriPrimo splendor dell’cridanie nuore.
E a te, Olimene, clic de’ tuoi gran padriVinci la fama e la virtù, dan vantoDella più grande fra l’Ausonie Madri.
Deh che tardi del ciel la reggia intantoA noi te invidii, eccelsa anima rara,
Nò sì veloce affretti il nostro pianto.
Lungo tempo qui resta, e di Ferrara E di me tuo poeta in Elicona Ai caldi voti ad avvezzarti impara.
Sol per tc questa cetra in man mi suona ;
E finché questa penderammi al collo,
Tu avrai di carmi lucida corona,