TRADUZIONI VARIE
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Fuggi dunque, riprese il grande Atridc^
Fuggi pur, se t’aggrada. Io non ti cliieggioDi restarti. Ben altro a me si assideDi magnanimi duci almo corteggio.
Dell’ onor che ci niega il fier Pelide ,
Faran questi tributo al nostro seggio,
E onor daranne il giusto Giove in primaChe i monarchi governa e li sublima.
Di quanti nudre ei re te pria detesto,
Te che ognor risse agogni e stragi e guerra.
Se fortissimo sei, dono fu questo
De’ Numi. Or va, riedi alla patria terra ,
Fa de’tuoi prodi e di tue navi appresto^Va, ripeto: nessun la via ti serra:
Ài Mirmidoni impera: io della stoltaTua nimistà mi rido. Anzi m’ascolta:
Poiché Apolline a me la desiata
Figlia di Crise invola, al Dio si ceda.
Da’ miei fidi in mia nave accompagnataParta, e mi sia compenso un’altra preda,Briséide . In tue tende a te strappataDa me stesso fia questa, onde t’avvedaQuant’io t’avanzi di possanza, e apprendaA paventarmi chi eguagliarmi intenda.
A parole di tanta onta e dispetto,
D’altissimo furore arse il Pelide .
Doppio un pensiero nel velloso pettoGli tenzona, e la mente in due divide:
Se la calca, col brando in pugno stretto,Impetuoso rompa, ed all’AtrideTutto il cacci nel fianco: o se dell’almaFreni la foga, e ponga l’ire in calma.