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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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peusio

Se’ ladro, un dice a Pedio. A refu tarloPedio clic fa? In antitesi a capelloLibra i suoi furti. E allor lodarlo, alzarloPerchè ben pianta i tropi. Oh questo è beilo!

Bello? ehi, Quirin, se’ forse in frega andato?

E i’ movermi? io trar fuori il quattrinello,

Se cantando mcl chiede un naufragato?

Porti agli omeri il voto nelle rotteVele dipinto, e canti, o sciagurato ?

Pianga lagrime vere, e non la notte

Preparate, a’ suoi lai chi vuoimi inchino.

— Ma grazia cresce e sugo alle mal cotteRime. — Oh ! si vede. Il Berecinzio A tino ,

Bella chiusa di verso ! e al cor s’ accostaQuel che il glauco Nereo fende.a delfino.

Così sottrammo al lungo Apennin costa,

Dolce assai. — Ma non è schiuma d’ApolloCanto Farmi e l’eroe , e pingue crosta?.

— Certo: un cioccon di sughera ben frollo.

— Quali adunque son versi in tuo pensieroMolli, e da dirsi inflesso alquanto il collo?

Fur es, ait Pedio. Pedius quid? crimina rasis 85

Librat in antiihetis: doctus posuisse fgurasLaudatur. Bcllum hoc. Hoc bcllum? an, Romulc, ceves?Men ’ moveat quippe? et cantet si naufragus, assemProtulerim? càntas curri fracta te in trabe pictumEx humero portes? Verum, nec noeta paratimi 90

Plorabit, qui me volet incurvasse querela.

Sed nwneris decor est , et junctura addita crudis.

Claudere sic versimi didicit, Berecynthius Alin,

Et , qui coeruleum dirimebat Nerea delphin.

Sic costam longo subduximus Apennino. 9 r >

Arma virum, nonne hoc spumosum, et corticc pingui?

Ut ramale vetus prcegrandi subere coctum.

Quidnam igitur tenerum, et laxa cervice legendwn ?