Al giusto mio dcsir mal corrispondeQuesta die sol per te, bella Elissena,Giovin cetra di corde armar mi piacque.Sperai clic un dolce immaginar gentileFacile mi scendesse entro il pensiero,
Onde cosparsi di castalio meleDegni del genio tuo, del tuo sembianteMi piovesser dal labbro i versi amici;
Ma nell’uopo maggior, dir non so come,Nei ripostigli del cerébro ardente,
Di poetiche forme albergo e regno,
Si confuser tra loro estri e fantasmi,
E minori del troppo arduo subbiettoFuggir smarrite le raccolte idee.
Avvezzo all’ ombra d’ acidalii mirti,
Cantar d’ amore, ed alle selve il nomeInsegnar della bella , ahi ! non più mia,Cruda Amarilli, non credea giammai,
Folle che io son, sì perigliosa impresaVestir di colti lusinghieri carmiQuel pellegrino che ti brilla in visoDi ridente beltà raggio celeste,
E la luce incontrar de’ tuoi begli occhi.Ma qual ragion di maraviglia ? AvvoltoIn terso di faville ampio torrenteMal soffre il Sol che guardo fral nel centroDe’ suoi chiari splendori entri sicuro.
Pur, se accoglier vorrai, ninfa vezzosa,Liberal di un tranquillo almo sorrisoTalor di un vate rispettoso il canto,