LIBRO IX
9 S
La mia mente inchinar prima che luttoPagato ei m’abbia dell’offesa il fio.
Non vo’la figlia di costui. Foss’ellaPari a Minerva nell’ingegno, e il vantoDi beltà contendesse a Citeréa ,
Non prenderolla in mia consorte io mai.Serbila ad altro Aclieo, che al grand’AtridcPiù di grado s’adegui e di possanza.
A me, se salvo raddurranmi i numiAl patrio tetto, a me scerrà lo stessoPeléo la sposa. Han molte Eliade e FtiaFiglie di regi assai possenti : c qualeDi lor vorrò, legittima e dilettaMoglie farolla } e mi godrò con essaNella pace, a cui stanco il cor sospira,
11 paterno retaggio. E panni in vero,
Che di mia vita non pareggi il prezzoNè tutta l’opulenza in Ilio accoltaPria della giunta degli Achei, nè quantoTesor si chiude nel marmoreo tempioDel saettante Apollo in sul petrosoBalzo di Pito. Raequistar si ponnoE tripodi e cavalli e armenti e greggi}
Ma l’alma che passò del labbro il varco,
Chi la racquista? chi del freddo pettoLa riconduce a ravvivar la fiamma ?
Meco io porto (la Dea madre mel dice)Doppio fato di morte. Se qui restoA pugnar sotto Troja, al patrio lidoM’è tolto il ritornar, ma d’immortaleGloria 1’ acquisto mi farò. Se riedoAl dolce suol natio, perdo la bellaGloria, ma il fiore de’miei dì non fiaTronco da morte innanzi tempo, cd ioLieta godronimi e diuturna vita.
Questa m’eleggo, e gli altri tutti esortoA rimbarcarsi, e abbandonar di TrojaL’impossibil conquista. Il Dio de’tuoniSu lei stese la mano, e rincorarsiI suoi guerrieri. Itene adunque: c come