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ILIADE
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E per la pelle dell’irsuta feraTra i Curcti e gli Etóli una gran liteSuscitò. Finche in campo il bellicosoMeleagro comparve, andar disfatti,
Benché molti, i Cureti, e approssimarseUnqua alle mura non potean. Ma l’ira,
Che anche i più saggi invade, il petto acceseDi Meleagro , e la destò la madreAltea, che, forte pe’fratelli uccisiCrucciosa, il figlio maledisse} e il suoloColle man percotendo , inginocchiataE forsennata, con orrendi preghi,
Di gran pianto confusi, il negro PlutoSupplicava c la rigida moglieraDi dar morte all’eroe: nè dal profondoOrco fu sorda l’implaeata Erinni.
Del materno furor sdegnato il figlio,
Lungi dall’ armi si ritrasse in braccioAlla bella consorte Cleopatra ,
Di Marpissa Evenina e del possenteIda figliuola, di quell’Ida, io dico,
Che tra’guerrieri de’suoi tempi il grido.
Di fortissimo avea, tanto che conteaLo stesso Apollo per la tolta ninfaArdì 1’ arco impugnar. Mutato posciaDi Cleopatra il nome, i genitoriLa chiamaro Alci'on, perchè simileAlla mesta Alcion gemea la madre,
Quando rapida il saettante Iddio.
Con gran furore intanto eran le porteDi Calidone e le turrite muraCombattute e percosse. Eletta schieraDi venerandi vegli e sacerdoti,
A Meleagro deputati, il pregaDi venir, di respingere il nemico,
A sua scelta offerendo di cinquanta „ ,;JJugeri il dono, del miglior terrenoDi tutto il caledonio almo paese,
Parte alle viti acconcio c parte al solco.
Molto egli pure il genitor lo prega,