LIBRO X
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"Ad esplorar, se, come pria, guardateSien le navi; o se voi, dal nostro ferroDomi, toniate del fuggir consiglio,
Schivi di veglie, e di fatica oppressi.
Sorrise Ulisse , e replicò: Gran donoCerto ambiva il tuo cor, del grande AchilleI destrier. Ma domarli e cavalcarliUom mortale non può, tranne il Pelide ,
Cui fu madre una Dea. Ma questo ancoraContami, e non mentire: Ove lasciasti,
Qua venendoti, Ettorrc ? ove si stanno1 suoi guerrieri arnesi? ove i cavalli?
Quai son de 1 Teucri le vigilie c i sonni?
Quai le consulte ? Blocclieran le navi ?
O in Ilio torneran, vinto il nemico?
Gli rispose Dolon: Nulla del veroTi tacerò. Co’ suoi più saggi EttorrcIn parte da rumor scevra e sicuraSiede a consiglio al monumento d’ilo.
Ma le guardie, o signor, di che mi chiedi,Nulla del campo alla custodia è fissa:
Che quanti in Ilio han focolai-, costrettiSon cotesti alla veglia, e a far la scoltaS’esortano a vicenda. Ma nel sonnoTutti giaccion sommersi i collegati,
Che , da diverse regi'on raccolti,
Nè figli avendo nè consorte al fianco,
Lasciano ai Teucri delle guardie il peso.
Ma dormon essi co’ Trojan confusi(Ripiglia Ulisse), o segregati? Parla;
Ch’io vo’ saperlo. — E a lui d’Eumcde il figlioCiò pure ti sporró schietto e sincero.
Quei della Caria, ed i Peonj arcieri,
I Lelegi, i Caucóni ed i Pelasghi
Tutto il piano occupar, che al mare inchina;
Ma il pian di Timbra i Licj e i Misj alteri
E i frigj cavaliei’i, e con gli equestri
Lor drappelli i Meonj. Ma dimande
Tante perchè? Se penetrar vi giova
Nel nostro campo, ecco il quartier de’ Traci,