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4 (1840) Iliade di Omero / traduzione di Vincenzo Monti
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ILIADE

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E Damaso colpì tra le ferrateGuance dellelmo. L elmo non sostenneLa furiosa punta, che, spezzatiI temporali, gli allagò di sangueTutto il cerébro, e morto lo distese-,

Indi all Orco Pilon spinse ed Ormeno.

la strage è minor di Leontéo,

DAntimaco figliuolo, anzi di Marte .

Sul confin della cintola ei percoteIppomaco collasta; indi, cavataDal fodero la daga, per lo mezzoDella turba si scaglia, e pria dun colpoTasta Antifonte che supin stramazza ;

Poi rovescia Menon, Jameno, Oreste,

Tutti lun sovra laltro nella polve.

Mentre che Polipéte e Leontéo >

Delle bellarmi spogliano gli uccisi,

La numerosa e di gran core armataTroiana gioventude, impazienteDi spezzar la muraglia, arder le navi,Polidamante ed Ettore segufa,

I quai repente all orlo della fossaIrresoluti sarrestar, dubbiandoDi passar oltre; perocché sublimeUnaquila comparve, che sospesoTenne il campo a sinistra. Il fero augelloStretto portava negli artigli un di-agoInsanguinato, smisurato e vivo,

Ancor guizzante, e ancor pronto all offese, che vólto a colei che lo ghermfa,

Lubrico le vibrò tra il petto e il colloUna ferita. Allor la volatrice,

Aperta lugna per dolor, lasciolloCader dallalto fra le turbe; e, forteStridendo, sparve per le vie deventi.

Visto in terra giacente il maculatoSerpe, prodigio dellEgioco Giove,

Inorridirò i Teucri ; e, fatto avanti

All intrepido Ettór, Polidamante

prese a dir: Tu sempre, ancorché io porti