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4 (1840) Iliade di Omero / traduzione di Vincenzo Monti
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ILIADE

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Nella città, se, pria spenti noi tutti,

Tutte in faville non mettea le navi.

Ecco il detto adempirsi. Eterni Dei !Dunque in ira son io, come ad Achille ,

A tutto il campo acheo, che non vogliaPiù pugnar dell armata alla difesa?

Ahi ! pur troppo 1 evento è manifesto .Néstor rispose } disfare il fattoLo stesso tonator Giove potrebbe.

Il muro, che de legni e di noi stessiRiparo invitto speravam, quel muroCadde} il nemico ne combatte intornoCon ostinato ardire e senza posa}

, come che tu locchio attento volga,Più ti sapresti da qual parte il dannoDegli Achivi è maggior: tanto son essiAlla rinfusa uccisi, e tanti i gridi,

Di che 1 aria risuona. Or noi qui tosto,Se verun più ne resta util consiglio,Consultiamo il da farsi. Entrar nel forteDella mischia non io però v esorto}

Che mal combatte il battaglici' ferito.

Saggio vegliardo, replicò lAtride,Poiché fino alle tende hanno i nemiciSpinta la pugna , e più non giova il vallo della fossa dell 1 alto muro ,

A cui tanto sudammo, e inviolatoSchermo il tenemmo delle navi e nostro ,Chiaro ne par che al prepossente GioveCaro è il nostro perir su questa riva,Lungi dArgo, infamati. Il vidi un tempoProteggere gli Achei} lui veggo adessoI Trojani onorar quanto gli stessiBeati Eterni, e incatenar le nostreForze e lardir. Mia voce adunque udite:Le navi, che ne stanno in secco al primoLembo del lido, si sospingan tutteNel vasto mare, c tutte sieno in altoSull àncora fermate insin che fittaGiunga la notte, dal cui velo ascosi