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4 (1840) Iliade di Omero / traduzione di Vincenzo Monti
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ILIADE

v. 54l-58o

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Non usci, parrai, indarno il telo; e certoLo raccolse nel corpo un qualche Aclieo,

Clic appoggiato a quell asta or scende a Piato.

Feri gli Adii vi di dolor quel vanto ;

Più che tutti ferì 1 alma del grandeTelamonide, al cui fianco cadutoEra quel prode. E tosto al borioso,

Che indietro si traca , la folgoranteAsta scagliò. Polidamante a tempoSchivò la morte con un salto obliquo ;

E ricevclla (degli Dei tal eraLaspro decreto) .1 antenóreo figlio,

Arclnloco. Lo colse il fatai ferroAlla vertebra estrema , ove nel colloSinnesta il capo, c no precise il doppioTendine. Ei cadde, e del ineschili la testa,Colla bocca davanti e le narici,

Prima a terra n andò , che la persona.

Alto allora, a quel colpo, Ajace esclama:Polidamante, oh! guarda, e dinne il vero,

Non vai egli Protcnore quest altro,

Chio qui posi a giacer! 1 Ned ei mi sembraMica de vili , dignobil seme,

Ma dAntenore un figlio, 0 suo germano;

Si n ha limpronta della razza in viso.

Così parlava infinto , conoscendoBen ei lucciso. Addolorarsi i Teucri;

Ma del fratello vindice Acamantc,

A Prómaco bedzio, che lestintoTraea pepiedi, fulminò di lanciaTale un subito colpo, che lo stese.

Alto allor grida luccisor superbo :

O voi guerrieri da balestra , e fortiSol di minacce; e voi pur anco, Argivi,Morderete la polve , e non saremoNoi soli al lutto. Dalla mia man domoMirate di che sonno or dorme il vostroPrómaco, e paga del fratello mioTosto lo sconto. Perciò preghi ognunoDi lasciar dopo vendicatore