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Quei mossero volando e , su 1’ altriceDi fontane e di belve Ida discesi,
Di Saturno trovar 1’ onniveggenteFiglio sull’ erto Gàrgaro seduto -,
E circonfusa intorno il coronavaUn’ odorosa nube. Essi, del grandeDi nembi adunator giunti al cospetto,Fermarsi : e satisfatto egli del prontoLoro obbedir della consorte ai detti,
Ad Iri in prima il favellar rivolto :
Va, disse, Iri veloce, e al re NettunnoNunzia verace il mio comando esponi.
Digli cbe il campo ei lasci e la battaglia,
E al ciel si torni o al mar. Se il cenno mioRibelle sprezzerà, pensi ben seco , •
Se , benché forte , s’ avrà cor che bastiA sostener l’assalto mio: ricordiChe pi'imo io nacqui, e cbe di forza il vinco,Quantunque egli osi a me vantarsi eguale,
A me che tutti fo tremar gli Dei.
Obbedì la veloce Iri, e disceseDalle montagne idée. Come sospintaDal fiato d’aquilon serenatoreDalle nubi talor vola la neveO la gelida grandine ; a tal guisaD’Ilio sui campi con rapido voloIri calossi ^ e, al divo EnosigéoFattasi innanzi, così prese a dire :
Ceruleo Nume, messaggera io veglioDell’ Egioco signore. Ei ti comandaD’abbandonar la pugna, e di far tostoO agli alberghi celesti o al mar ritorno.
Se sprezzi il cennoj ed obbedir ricusi,Minaccia di venirne egli medesinoTeco a battaglia. Ti consiglia quindiD’ evitar le sue mani : e ti ricordaCli’ ei d’ ctadc è maggiore e di fortezza ,Quantunque cgual vantarli oso tu siaA lui che mette agli altri Dei terrore.
Arse d’ ira Nettunno. e le rispose :