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4 (1840) Iliade di Omero / traduzione di Vincenzo Monti
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unno xviii

Con Ira i Trojani co Trojani irataMacchinar qualche offesa io non dovea?

Mentre seguian tra lor queste contese,

Teti agli alberghi di Vulcan pervenne,Stellati eterni rilucenti alberghi,

Fra i celesti i più belli, e dallo stessoVulcan costrutti di massiccio bronzo.

Tutto in sudor trovollo affaccendatoDe mantici al lavoro. Avca per manoDieci tripodi e dieci, adornamentoDi palagio regai. Sopposte a tuttiD oro avea le rotelle, onde ne gisseDa ciascuno allassemblea denumi,

E da ne tornasse onde si tolse:

Maraviglia a vederli! Ornai compiutoLammirando lavor, solo restavaCh ci v adattasse le polite orecchie,

E appunto all uopo n aguzzava i chiovi.Mentre venia tai cose elaborandoCon egregio artificio, entro la sogliaL alma Teti mettea 1 argenteo piede.

La vide, e le si fe Caritè incontro,

Ornata il capo deleganti bende,

Dellinclito Vulcan moglie vezzosa}

Per man la strinse} e, il roseo labbro aprendoQual, le disse, cagione, o bella Teti ,

Ti guida inaspettata a queste case ?

Rado suoli onorarle; e nondimenoSempre cara vi giungi e riverita.

Inoltrati, perch io pronta t apprestiLe vivande ospitali. E, dicendo,

La bellissima Dea 1 altra introdusse,

E in un bel seggio collocolla, ornatoD argentee borchie a lavorio gentileCol suo sgabello al piede. Indi a chiamarneCorse lesimio fabbro, e gli disse:

Vieni, Vulcan; che ti vuol Teti. Ed egli:

Venerevole Diva e d onor degnaNella casa mi venne. Ella malconcioE afflitto mi salvò, quando dal cielo