LIBRO XVUI
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V. 821-854
Di capanne, di chiusi c pecorili.
Poi vi sculse una danza a quella egualeChe ad Arianna dalle belle trecceNell’ampia Creta Dèdalo compose.
V’ erano garzoncelli e verginetteDi bellissimo corpo, che saltandoTeneansi al carpo delle palme avvinti.Queste un velo sottil, quelli un farsettoBen tessuto vestia, soavementeLustro qual bacca di palladia fronda.Portano queste al crin belle ghirlande,Quelli aurato trafieVe al fianco appesoDa cintola d’argento. Ed or leggieriDanzano in tondo con maestri passi,Come rapida ruota che, sedutoAl mobil torno, il vasellier rivolve^
Or si spiegano m file. NumerosaStava la turba a riguardar le belleCarole, e in cor godea. Finian la danzaTre saltatoi’ che in varj caracolliRotavansi, intonando una canzona.
Il gran fiume Oceàn l’orlo chiudcaDell’ammirando scudo. A fin condottoQuesto lavoro, una lorica ei feceChe della fiamma lo splendor vincca^
Poi di raro artificio un saldo e vagoElmo alle tempie ben acconcio, e sopraD’auro tessuta v’innestò la cresta.
Fur l’ultima fatica i bei schinieriDi pieghevole stagno. E terminateL’armi tutte, il gran fabbro alto lcvollo,E al piè di Teti le depose. Ed ella,
Co’ bei doni del Dio , come sparvieroRatta colossi dal nevoso Olimpo.
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