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4 (1840) Iliade di Omero / traduzione di Vincenzo Monti
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LIBRO XVUI

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V. 821-854

Di capanne, di chiusi c pecorili.

Poi vi sculse una danza a quella egualeChe ad Arianna dalle belle trecceNellampia Creta Dèdalo compose.

V erano garzoncelli e verginetteDi bellissimo corpo, che saltandoTeneansi al carpo delle palme avvinti.Queste un velo sottil, quelli un farsettoBen tessuto vestia, soavementeLustro qual bacca di palladia fronda.Portano queste al crin belle ghirlande,Quelli aurato trafieVe al fianco appesoDa cintola dargento. Ed or leggieriDanzano in tondo con maestri passi,Come rapida ruota che, sedutoAl mobil torno, il vasellier rivolve^

Or si spiegano m file. NumerosaStava la turba a riguardar le belleCarole, e in cor godea. Finian la danzaTre saltatoi che in varj caracolliRotavansi, intonando una canzona.

Il gran fiume Oceàn lorlo chiudcaDellammirando scudo. A fin condottoQuesto lavoro, una lorica ei feceChe della fiamma lo splendor vincca^

Poi di raro artificio un saldo e vagoElmo alle tempie ben acconcio, e sopraDauro tessuta vinnestò la cresta.

Fur lultima fatica i bei schinieriDi pieghevole stagno. E terminateLarmi tutte, il gran fabbro alto lcvollo,E al piè di Teti le depose. Ed ella,

Co bei doni del Dio , come sparvieroRatta colossi dal nevoso Olimpo.

Mosti. Iliade .

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