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E qual respiro il pianto avria, se milleFa cadérne la Parca ogni momento ?
Intero un sole al lagrimar si doni;
Poi con coraggio, chi morì s’intombi :
E noi che vivi dalla mischia uscimmo,Confortiamci di cibo; onde più fieri,D’invitto ferro ricoperti il petto,
Alla pugna tornar, senza che siaMestier novello incitamento. E guaiA chi ferrassi su le navi inerte,
Mentre gli altri animosi ad acre assaltoContra i Teucri dal vallo irromperanno!
Disse; e compagni i due figliuoi si preseDi Nestore , e Toante e McrìoncE il Filfde Mcgéte e MelanippoE Licomede di Creonte. AndaroD’Atride al padiglion; presti il cotonandoN’adempirò, c arrecar le già promesseCose: sette treppiè, venti lebeti,
Dodici corridori; indi prestantiD’ingegno e di beltà sette captivc.
La figlia di Briséo, guancia rosata,
Ottava ne venia. Li precedeaCon dieci di buon peso aurei talentiUlisse , e lo seguian con gli altri doniGli altri giovani achei. Deposto il tuttoNell’assemblea, levossi Agamennone ;
E Taltibio, di voce a un Dio simile,
Irto cinghiai gli appresentò. Fuor trasseIl sospeso del brando alla vaginaTrafier l’Atride; e, della belva i primiPeli recisi, alzò le palme, e a GiovePregò. Sedeansi tutti in riverenteGiusto silenzio per udirlo; ed egli,Guardando al cielo e supplicando,, disse:
Il sommo ottimo Iddio, la Terra, il Sole E 1’ Erinni laggiù gastigatriciDegli spergiuri, testimon mi siénoChe per desio lascivo iniqua io non posiSopra la figlia di Briséo le mani,