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4 (1840) Iliade di Omero / traduzione di Vincenzo Monti
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ILIADE

v.

E qual respiro il pianto avria, se milleFa cadérne la Parca ogni momento ?

Intero un sole al lagrimar si doni;

Poi con coraggio, chi morì sintombi :

E noi che vivi dalla mischia uscimmo,Confortiamci di cibo; onde più fieri,Dinvitto ferro ricoperti il petto,

Alla pugna tornar, senza che siaMestier novello incitamento. E guaiA chi ferrassi su le navi inerte,

Mentre gli altri animosi ad acre assaltoContra i Teucri dal vallo irromperanno!

Disse; e compagni i due figliuoi si preseDi Nestore , e Toante e McrìoncE il Filfde Mcgéte e MelanippoE Licomede di Creonte. AndaroDAtride al padiglion; presti il cotonandoNadempirò, c arrecar le già promesseCose: sette treppiè, venti lebeti,

Dodici corridori; indi prestantiDingegno e di beltà sette captivc.

La figlia di Briséo, guancia rosata,

Ottava ne venia. Li precedeaCon dieci di buon peso aurei talentiUlisse , e lo seguian con gli altri doniGli altri giovani achei. Deposto il tuttoNellassemblea, levossi Agamennone ;

E Taltibio, di voce a un Dio simile,

Irto cinghiai gli appresentò. Fuor trasseIl sospeso del brando alla vaginaTrafier lAtride; e, della belva i primiPeli recisi, alzò le palme, e a GiovePregò. Sedeansi tutti in riverenteGiusto silenzio per udirlo; ed egli,Guardando al cielo e supplicando,, disse:

Il sommo ottimo Iddio, la Terra, il Sole E 1 Erinni laggiù gastigatriciDegli spergiuri, testimon mi siénoChe per desio lascivo iniqua io non posiSopra la figlia di Briséo le mani,