Buch 
4 (1840) Iliade di Omero / traduzione di Vincenzo Monti
Seite
453
JPEG-Download
 

LIBRO XXI

-atto

Di maggior piaga desioso , in terra.

Fe secondo volar contro il nemicoLa sua lancia il Pelide , intento tuttoA trapassargli il cor, ma colse in fallo:Colse la ripa, e mezzo infitto in quellaIl gran fusto restò. Dal fianco alloraTrasse Achille la spada, e furibondoAssalse Asteropéo che invan dallaltaSponda si studia di sferrar dAchilleIl frassino: tre volte egli lo scosseColla robusta mano, e lui tre volteLa forza abbandonò. Mentre saccingeAd incurvarlo colla quarta provaE spezzarlo, dAchille il folgoranteBrando il prevenne, arrecator di morte.Lo percosse nellepa allombelico;

Nandar per terra glintestini ; in negraCaligine ravvolti ei chiuse i lumi,

E spirò. Luccisor gli calca il petto,

Lo dispoglia dellarmi, e linsulta:

Statti così, meschino; e, benché natoDun fiume, impara che il cozzar co figliDel saturnio signor tè dura impresa.

Tu dellAssio, che larghe ha le correnti,Ti lodavi rampollo, ed io di GioveSangue mi vanto, e generommi il prodeEàcide Peléo che i numerosiMirmidóni corregge, e discendeaEaco da Giove. Or quanto è questo Dio Maggior de fiumi che nel vasto gremboDevolvonsi del mar, tanto sua stirpeLa stirpe avanza che da lor procede.Eccoti innanzi un alto fiume, il Xanto:

Di che ti porga, se lo puote, aita.

Ma che puotegli contra Giove, a cui il regale Acheldo, la gran possaDel profondo Oceano si pareggia?

E lOceàn, che a tutti e fiumi e mariE fonti e laghi è genitor, pur egliDella folgore trema, e dellorrendo