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ILIADE
v. 58i-62(
E docili i destrieri alla sua voceDoppiaro il corso, c tosto li raggiunsero.
Nel circo assisi intanto i prenci acheiStavansi attenti ad osservar da lungi
I volanti cavalli clie nel campoSollevavan la polve. Idomenéo ,
Re de’Cretesi, gli avvisò primiero,
Che fuor del circo si sedea sublimeA una vedetta. E di lontano uditaDel primo auriga, che venia, la voce,
Lo conobbe, e distinse il precoi’rent.eDestrier che tutto sauro in fronte avea..Bianca una macchia, tonda come luna.Rizzossi in piedi, e disse : O degli AcheiPrenci amici, m’inganno, o ravvisateQuei cavalli voi pure? Altri mi sembranoDa quei di prima, ed altro il condottiero.
Le puledre, che dianzi eran davanti,
Forse sofferto han qualche sconcio. Al certoGirar primiere le vid’io la meta}
Or come che pel campo il guardo io volga,Più non le scorgo. O che scappar di manoAll’auriga le briglie} o ch’ei non seppeRattenerne la foga, e non fe netto
II giro della meta. Ei forse quiviCadde, e infranse la biga, e le cavalleDeviar furiose. Or voi pur ancoAlzatevi, e guardate: io non discernoAbbastanza} ma parmi esser quel primoL’étolo prence argivo, Diomede .
Che vai tu vaneggiando? aspro ripreseAjace d’Oiléo. Quelle, che miriDa lungi a noi volar, son le puledre.
Più non sei giovinetto, o Idomenéo :
La vista hai corta, e ciance assai} nè il farneMolte t’è bello ov’ altri è più prestante.Quelle davanti son, qual pria, d’EumeloLe puledre, c ne regge esso le briglie.
E a lui cruccioso de’ Cretesi il sire :Maledico rissoso, in questo solo