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4 (1840) Iliade di Omero / traduzione di Vincenzo Monti
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LIBRO XXIII

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Agli altri Achivi libero 1 aringo.

Obbedir quegli al detto} e, dalle membraTersa la polve, ripigliar le vesti.

Pose, ciò fatto, i premj alla pedestreCorsa : al primo un cratere ampio dargento,Messo a rilievi, contenea sei metri,

al mondo si vedea vaso più bello.

Era dindustri artefici sidonjAmmirando lavoro, e per PazzurreOnde ai porti di Lenno trasportatoLavean fenicj mercatanti, e in donoCesso a Toante. A Patroclo poi dielloIl Giasónide Eunéo, prezzo del figlioDi Priamo , Licaone: ed or lesposePremio il Pelide al vincitor del corsoIn onor dellamico. Un grande e pingueTauro, al secondo} allultimo, dór metteMezzo talento, e ritto alza la voce:

Sorga chi al premio delle corse aspira.

E sursero di sùbito il veloceAjace dOiléo, lo scaltro Ulisse ,

E il Nestdride Antiloco, il più rattoDe giovinetti achei. Posti in dirittaRiga alle mosse, additò lor la metaIl Pelide, e diè il segno. In un balenoSavventar dalla sbarra, e innanzi a tuttiLOi'lide spiccossi : Ulisse a luiVicino si spingea quanto di snellaTessitrice al sen candido la spola,

Quando presta dalluna allaltra manoLa gitta, e svolge per la trama il filo,

E sullopra gentil pende col petto.

Così lincalza Ulisse , e col seguacePiè ne preme i vestigi anzi che salziIl polverio dintorno} e, correndo,

Gli manda il fiato nella nuca. Un gridoSorge di plauso dogni parte, c tuttiGli fan cuore alla palma, a cui sospira.

Eran del corso ornai presso alla fine}Quando a Minerva lItaco dal core