LIBRO XXIII
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Agli altri Achivi libero 1’ aringo.
Obbedir quegli al detto} e, dalle membraTersa la polve, ripigliar le vesti.
Pose, ciò fatto, i premj alla pedestreCorsa : al primo un cratere ampio d’argento,Messo a rilievi, contenea sei metri,
Nò al mondo si vedea vaso più bello.
Era d’industri artefici sidonjAmmirando lavoro, e per PazzurreOnde ai porti di Lenno trasportatoL’avean fenicj mercatanti, e in donoCesso a Toante. A Patroclo poi dielloIl Giasónide Eunéo, prezzo del figlioDi Priamo , Licaone: ed or l’esposePremio il Pelide al vincitor del corsoIn onor dell’amico. Un grande e pingueTauro, al secondo} all’ultimo, d’ór metteMezzo talento, e ritto alza la voce:
Sorga chi al premio delle corse aspira.
E sursero di sùbito il veloceAjace d’Oiléo, lo scaltro Ulisse ,
E il Nestdride Antiloco, il più rattoDe’ giovinetti achei. Posti in dirittaRiga alle mosse, additò lor la metaIl Pelide, e diè il segno. In un balenoS’avventar dalla sbarra, e innanzi a tuttiL’Oi'lide spiccossi : Ulisse a luiVicino si spingea quanto di snellaTessitrice al sen candido la spola,
Quando presta dall’una all’altra manoLa gitta, e svolge per la trama il filo,
E sull’opra gentil pende col petto.
Così l’incalza Ulisse , e col seguacePiè ne preme i vestigi anzi che s’alziIl polverio d’intorno} e, sì correndo,
Gli manda il fiato nella nuca. Un gridoSorge di plauso d’ogni parte, c tuttiGli fan cuore alla palma, a cui sospira.
Eran del corso ornai presso alla fine}Quando a Minerva l’Itaco dal core